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Ville, lusso e supercar: la caduta di Guo Wengui, miliardario anti-Xi

Arrestato con l’accusa di aver truffato oltre un miliardo di dollari

Roma, 15 mar. (askanews) – E’ riuscito a sfuggire alle carceri cinesi, ma alla fine è entrato in quelle statunitensi, menttendo per una volta d’accordo contro di lui Pechino e Washington. L’imprenditore cinese Guo Wengui, fuggito dalla Cina nel 2014 per evitare la morsa della spietata campagna anti-corruzione voluta dal presidente cinese Xi Jinping, è stato arrestato dalle autorità Usa. Secondo il Dipartimento alla Giustizia la principale accusa è di aver truffato i suoi seguaci online per una cifra di oltre un miliardo di dollari.

Guo e il suo consulente finanziaro Kin Ming Je avrebbero confezionato una serie di offerte finanziarie con la promessa di rendimenti “sovradimensionati” destinate a investitori indotti a fidarsi dell’imprenditore in virtù della comunanza di idee politiche rispetto alla situazione cinese.

Questi indebiti arricchimenti avrebbero consentito all’imprenditore di condurre uno stile di vita particolarmente evidente: una villa con un parco di 15 chilometri quadrati, una Ferrari da 3,5 milioni di dollari e due materassi da 36mila dollari, uno yacht di lusso da 37 milioni di dollari. Il Dipartimento ha sequestrato conti per 634 milioni di dollari che avrebbero origine fraudolenta e una supercar Lamborghini Aventador.

Ma chi è Guo Wengui? Per le cronache asiatiche e statunitensi parliamo di un pezzo da 90. Ha 52 anni – 53 da maggio – ed è conosciuto anche come Miles Guo o Miles Kwok. Nato da un famiglia numerosa, settimo di otto figli, cominciò la sua carriera a Zhengzhou diventando un imprenditore delle costruzioni, il business degli ultimi decenni in Cina, che però oggi è al centro di una grave crisi di liquidità.

Il suo grande balzo in avanti risale alle Olimpiadi di Pechino del 2008, quando si accaparrò diversi grossi affari. Tra questi la costruzione del grande hotel Pangu Plaza, attorno alla quale si sviluppò una storia particolare e significativa, che racconta il personaggio. Secondo il New York Times, nel 2006, per far fuori un vicesindaco di Pechino che si opponeva alle sue mire, inviò alla polizia una registrazione che mostrava il funzionario in atteggiamenti intimi.

Tra il 2014 e il 2015, però, la fortuna dell’imprenditore ebbe un disastroso rovescio. La dura campagna anticorruzione di Xi portò in cella alcuni dei suoi protettori politici. Inoltre il più autorevole giornale economico cinese, Caixin, condusse una grande inchiesta giornalistica che mise alla luce la sua rete di protezioni istituzionali.

Guo, che intanto era andato via dalla Cina, tentò di usare lo stesso metodo usato con il vicesindaco di Pechino anche con l’autorevole editrice di Caixin, Hu Shulin, accusandola di avere una liaison romantica con un suo rivale in affari.

Ma intanto la sua situazione in Cina era compromessa. Così, pur essendo stato in precedenza favorevole a Xi, Guo giocò la carta dell’impegno diretto in politica. Cominciò a denunciare la corruzione e attaccando il presidente cinese. Inoltre entrò sempre in più stretta connessione con i circoli trumpiani.

Nel 2018 Pechino congelò i beni di Guo in Cina, accusandolo di riciclaggio. L’imprenditore, però, si era ormai legato strettamente ai circoli iper-conservatori americani, in particolare a Steve Bannon, appoggiando le campagne anti-Pechino e arrivando a fondare un movimento per un “Nuovo stato federale di Cina” che avrebbe dovuto rovesciare il regime cinese.

Bannon era sul suo yacht quando, ad agosto del 2020, fu arrestato dalle autorità federali Usa per lo scandalo dei milioni di dollari sottratti alla campagna “We Build The Wall”, creata per finanziare la costruzione del muro anti-migranti tra Messico e Stati uniti. Un anno fa, poi, una serie di società di Guo dichiararono la bancarotta.

In relazione all’inchiesta che l’ha portato oggi in cella, l’imprenditore cinese dovrà rispondere di 11 capi d’accusa. Parallelamente la US Securities and Exchange Commission ha annunciato di aver aperto una procedura civile.

Guo – secondo quanto scrive il Financial Times – avrebbe raccolto 452 milioni di dollari attraverso il suo canale media GTV attraverso offerte non registrate da 5.500 sostenitori, oltre a 150 milioni di dollari in prestiti convertibili in azioni GTV. Ancora, altri 250 milioni di dollari sarebbero arrivati dall’offerta di un programma associativo che avrebbe consentito di accedere a prodotti, servizi ed esperienze ad alto valore aggiunto. Infine 262 milioni di dollari sarebbero arrivati da un progetto in criptovalute denominato Himalaya Exchange, per promuovere il quale aveva anche lanciato un video musicale intitolato “HCoin To The Moon” e aveva promesso che la criptovaluta sarebbe stata valida per acquistare una Ferrari.

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