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Un’agenda per l’Editoria, incontro in Fieg organizzato da Osservatorio TuttiMedia

Dibattito sui “punti irrinunciabili di una sinergica azione comune”

Roma, 23 feb. (askanews) – Sono soprattutto due – per Fabrizio Carotti, Direttore generale della Fieg, che ha ospitato l’incontro organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia, moderato da Maria Pia Rossignaud, Vicepresidente Osservatorio TuttiMedia e direttrice Media Duemila – i temi da focalizzare per una agenda dall’editoria. Premessa la necessità di garantire l’attuazione del dettato dell’art.21 della Costituzione – dal “pluralismo dell’informazione” e dalla “libertà di stampa” fino ad arrivare al lettore (sia che si informi su carta sia in digitale) -, occorre garantire la tutela e valorizzazione del prodotto editoriale ed il sostegno pubblico all’editoria.

Il primo obiettivo si persegue attraverso differenti strumenti: il contrasto alla pirateria e agli utilizzi non remunerati, l’efficace attuazione del diritto connesso riconosciuto agli editori, la fruizione legale dei contenuti stessi da parte dei distributori e degli utilizzatori delle rassegne stampa ed altri. In parallelo, occorre garantire, almeno fintanto che gli strumenti citati non siano pienamente efficaci a restituire sostenibilità economica alle imprese editoriali, forme di sostegno pubblico. Carotti ha concluso ricordando che il recente pregevole studio del Dipartimento per l’editoria e l’informazione ha dimostrato che l’Italia rispetto ai Paesi europei oggetto del confronto destina risorse inferiori rispetto agli altri.

Carlo Bartoli, Presidente Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha voluto rappresentare la complessità di un mondo dell’informazione che ha subito, forse più che in altri campi, una accelerazione fortissima di fronte alla quale i giornalisti scontano forse una riflessione che si è fermata all’oggi e non ha saputo immaginare. È invece ora più che mai necessario anticipare gli scenari del futuro, immaginando, appunto, modelli di business innovativi e in grado di reggere agli uti di un cambiamento che è continuo. E disegnando, soprattutto, un mondo mediatico in cui prevalgano gli aspetti positivi della informazione. Qui lo stesso approccio europeo forse si è rivelato debole, senza dimenticare tuttavia i passi che si sono fin qui fatti in tema regolatorio, nei quali l’Italia ha sempre svolto un ruolo non marginale, ma anzi propulsivo e propositivo.

La necessità innanzitutto di consapevolezza di questo mondo nuovo e delle sfide che pone è stata ribadita da Franco Siddi, Presidente Osservatorio TuttiMedia, che invita a ricercare in una agenda per l’editoria un equilibrio tra i nuovi confini della libertà e dello sviluppo tracciati dalla tecnologia con il benessere della persona, e a recuperare un valore economico per il lavoro giornalistico senza il quale viene difficile esercitarlo con responsabilità professionale e rispetto della deontologia per arrivare alla produzione di senso. La notizia, ha detto, deve restare al centro, la notizia accurata, quanto possibile ‘vera’. Serve sostenibilità economica per le organizzazioni che producono informazione e anche gli Sfati in questo devono fare la loro parte per tutelare il bene prezioso rappresentato dalla informazione in senso lato, non solo naturalmente quella della carta stampata.

Un elogio della “lentezza”, invece, quella che non possiamo invece più permetterci, è venuta da Andrea Monda, giornalista delle pagine culturali, da quattro anni Direttore de L’Osservatore Romano, simbolicamente rappresentata dalla “mazzetta” di giornali cartacei acquistati oggi in edicola che ha portato con sé sul tavolo dei relatori. Chi può permettersi oggi di leggere una mazzetta di giornali? E che senso ha oggi un giornale quotidiano? Questa la domanda che si è posto e ha posto all’uditorio, quando la velocità, il ritmo che ci è imposto, non aiuta né la produzione né la fruizione di un giornale quotidiano. La fretta avrebbe un che di diabolico, mette in crisi la responsabilità nel confezionare le notizie e l’idea stessa di stampa come servizio e una disaffezione alla lettura della stampa, se disaffezione c’è, è data anche dalla autoreferenzialità di certe testate che forse hanno smesso di mettere il loro lettore al centro.

Una provocazione che un altro dei Direttori presenti al dibattito, Massimo Martinelli del Messaggero, ribalta ribadendo con convinzione l’utilità della “carta stampata”, parlando di giornale cartaceo e dei giornalisti che vi lavorano anzi come ‘tempio’ dell’informazione. Il problema piuttosto è il quotidiano furto dei contenuti che vale centinaia di milioni dall’anno, milioni che potrebbero essere impieganti per le assunzioni, per la formazione, per la foliazione stessa delle testate, per l’innovazione. La formazione, soprattutto, non deve essere quella da ultimo considerata come unica valida, e cioè l’informatica, il linguaggio Seo, l’indicizzazione, l’uso dei tag, eccetera. La formazione deve tornare a formare cronisti capaci di trovare la notizia, non solo di riproporre e distribuire nel modo più efficace informazione già esistente. Solo così ChatGPT da ausilio in redazione non sarà “la” redazione.

Le preoccupazioni per gli ultimi sviluppi dell’Intelligenza Artificiale non le ha nascoste Derrick de Kerckhove, Direttore scientifico Osservatorio TuttiMedia/MediaDuemila, che ha parlato guardando a ChatGPT di vera e propria crisi epistemologica e antropologica grave perché va ad inficiare il fondamento stesso della comunicazione: il linguaggio. ChatGPT testimonierebbe per il Professore il passaggio da un sistema operativo culturale ad un altro: da quello della scrittura a quello dell’algoritmo. Non tiene conto del referente. E questo pone molteplici problemi da indagare, anche di diritto e regolatori, ma, soprattutto, di produzione di senso.

Si muove verso il qui ed ora di quanto sarà possibile realizzare dopo le recenti regolazioni europee Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy, Google Italy, che ha ripercorso velocemente le diverse fasi del confronto con gli editori che hanno portato ora alla possibilità di un incontro tra mondi – quello delle piattaforme digitali e quello dell’editoria – necessariamente “sinergici” e la recente chiusura della partita regolatoria ha posto le basi per accordi che si andranno a realizzare in una reciprocità che proprio l’Italia ha saputo intuire attraverso il Regolamento Agcom, in cui ciascuna parte porta valore all’altro massimizzando il risultato e creare valore. E il primo passo in questa direzione, da fare insieme, sarà quello di monitorare il come le persone si informano.

Questi in sintesi gli esiti dell’incontro promosso da Osservatorio TuttiMedia e Fieg, in occasione della presentazione della nuova edizione, la nona, del “Manuale di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione” del Prof. Ruben Razzante, edito da Wolters Kluwer. Proprio Le ultime novità in materia di copyright, responsabilità delle piattaforme web e social, azioni di contrasto alle fake news e valorizzazione dell’informazione di qualità all’interno di un contesto di cultura digitale, contenute nel manuale sempre aggiornato, giunto alla sua nona edizione, del Prof. Ruben Razzante, hanno fatto da sfondo per il possibile disegno di un mondo dell’Informazione, necessariamente nuovo e diverso, ma che non può prescindere da alcuni elementi-chiave. E che deve dare fronte però, anche, con caratteristiche nuove e dirompenti.

“La condivisione di obiettivi in un contesto storico in veloce movimento è la strategia indispensabile alla costruzione di un futuro sostenibile per i media – ha concluso Maria Pia Rossignaud -, questi incontri uniscono e invitano alla collaborazione”.

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