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Ucraina, Cina si propone come facilitatrice di una difficile pace

Ma Pechino non si sbilancia fino a parlare d’un “piano di pace”

Roma, 23 feb. (askanews) – Lo sforzo della Cina nel porsi come mediatrice per una possibile pace in Ucraina non sembra destinato a portare una concreta ricaduta immediatamente, tanto che Pechino si guarda bene dal definire quello che dovrebbe essere annunciato a breve, dato l’anniversario dell’anniversario dell’invasione russa, un “piano di pace”. E’ stato lo stesso ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun, due giorni fa, a chiarirlo. “Noi non l’abbiamo mai chiamato piano di pace”, ha detto. E, in effetti, finora da Pechino si è parlato di “position paper”, anche se ieri il Global Times – una testata del Partito comunista cinese – titolava un suo articolo: “La Cina cerca un piano di pace per il conflitto Russia-Ucraina, mentre l’Occidente non è riuscito a mediare ma ha solo ad aggiungere combustibile al fuoco”. Nei giorni scorsi anche l’Italia aveva parlato di un discorso del presidente Xi Jinping il 24 febbraio.

L’alto diplomatico cinese Wang Yi – direttore del Comitato centrale affari esteri del Partito comunista cinese e membro del Politburo – ha concluso ieri la sua visita a Mosca, dopo aver incontrato il presidente russo Vladimir Putin e il suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Stando alle dichiarazioni ufficiali di Pechino, Wang Yi ha apprezzato “molto la conferma da parte della Russia della sua disponibilità a risolvere il problema” della guerra in Ucraina “attraverso il dialogo e i negoziati”. Ma – ha precisato Mosca – “non è stato discusso negli incontri alcun piano di pace per l’Ucraina”. E, d’altronde, anche a Kiev questo piano di pace non l’hanno ancora visto. Sebbene il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, dopo l’incontro nel weekend con Wang, abbia detto di aver ricevuto dall’alto diplomatico informazione sui “punti chiave” del documento cinese, il documento stesso non è ancora stato consegnato. L’ha ribadito oggi anche il presidente Volodymyr Zelensky, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters.

Oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin, nella quotidiana conferenza stampa a Pechino, è stato interpellato più volte sugli esiti della visita di Wang a Mosca, ma è rimasto abbastanza abbottonato, mantenendosi su un registro di formale ripetizione delle dichiarazioni di prammatica. “La Cina – ha detto – come sempre ha una posizione obiettiva e giusta e svolge un ruolo costruttivo nel cercare una soluzione politica della crisi”. E ha aggiunto: “Noi continueremo a svolgere un ruolo costruttivo alla nostra maniera per facilitare una soluzione pacifica della crisi”. Che è sostanzialmente quello che Pechino dice da un anno a questa parte.

Nel discorso di sabato scorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wang Yi ha annunciato la presentazione di un documento, un “position paper”, sulla guerra in Ucraina. A quanto ha anticipato l’alto diplomatico cinese, questo documento ribadirà il concetto del rispetto della sovranità e integrità degli stati; del rispetto delle legittime preoccupazioni di sicurezza da parte degli stati sovrani; dell’impossibilità di una guerra nucleare, che nessuno potrebbe vincere; del rafforzameto della sicurezza dei siti nucleari nelle aree di guerra, in particolare la centrale di Zaporizhzhia; degli sforzi congiunti contro l’uso di armi biochimiche.

Si tratta di affermazioni che trovano la loro base nei principi di fondo proposti nell’Iniziativa per la sicurezza globale (GSI), illustrata due giorni fa dal ministro degli Esteri cinese Qin Gang. Questa iniziativa, a dire di Pechino, ha ricevuto già l’adesione di 80 paesi e, tra questi, la Russia: proprio negli incontri di Wang Yi, Mosca – secondo quanto ha detto oggi Wang Wenbin – “ha espresso il suo fermo sostegno per la GSI”.

La prudenza di Pechino nel parlare di un vero e proprio piano di pace è giustificata dal contesto in cui la sua iniziativa di facilitatore della pace in Ucraina si va a collocare. Il segretario di stato Usa Antony Blinken ha apertamente sostenuto che Pechino sta valutando di fornire armi letali alla Russia e di aver in tal senso delle concrete intelligence. Pechino ha reagito rispondendo che si tratta soltanto di menzogne e oggi Wang Wenbin ha detto che questo punta a “sabotare il processo di soluzione politica della crisi ucraina”, oltre che a danneggiare ulteriormente le relazioni Pechino-Washington, che sono ai minimi termini dopo la crisi dei palloni aerostatici.

Insomma l’iniziativa di Pechino non ha particolari speranze di successo immediato, ma – secondo alcuni osservatori – tende a inserire della sabbia nei meccanismi occidentali che appaiono al momento compatti. Pechino manda un messaggio ai partner europeo-occidentali, in particolare quelli che più possono essere sensibili a un ammorbidimento. Non a caso Wang Yi, prima di andare a Mosca, è stato a Parigi, a Roma, in Germania e Ungheria.

Proprio la scorsa settimana, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso l’opinione che la Russia vada “sconfitta, non schiacciata”. E i tentennamenti tedeschi in merito alla fornitura dei carri armati Leopard all’Ucraina sono un segnale evidente proveniente da Berlino. Per quanto riguarda l’Italia, è l’unico paese del G7 che ha siglato il memorandum d’intesa sull’Initiziativa Belt and Road, che scade nel 2024, e Pechino vorrebbe che venisse rinnovato. Il tema sarà certamente central nella visita che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrebbe fare quest’anno in Cina. Infine, l’Ungheria è da sempre il membro Ue più vicino a Mosca.

“La guerra ucraina ha avuto un ruolo cruciale nel deterioramento delle relazioni della Cina con l’Europa” ha segnalato al Financial Times Li Mingjiang, un esperto dell’Università tecnologica Nanyang di Singapore. “Questo è stato un dei fattori principali che hanno messo la Cina sulla difensiva. Adesso questa vuole fare qualcosa per cambiare la corrente”.

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