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Nappini (Slow Food): cambiare il vino significa cambiare l’agroalimentare

“A Slow Wine Fair analisi profonde e oneste, politica le raccolga”

Milano, 28 feb. (askanews) – “La Slow Wine Fair è la narrazione in forma di evento di un percorso più ampio che si chiama a Slow Wine Coalition, la coalizione internazionale non solo dei viticoltori ma anche di tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno a che fare con il vino, i selezionatori, i venditori, i gastronomi, gli appassionati, i giornalisti del vino. È un percorso collettivo che incarna la nostra posizione sull’agricoltura in generale, un percorso di produzione del vino che sia rispettoso dell’ambiente, che tuteli la biodiversità, che è uno dei nostri principali ambiti di lavoro, che salvaguardi la fertilità del terreno (una questione importante in Italia dove abbiamo un rischio di desertificazione piuttosto significativo) ma anche che utilizzi le risorse comuni, come il suolo e l’acqua, in maniera non scellerata, e questo è un tema di diritti”. Lo ha detto la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini parlando con askanews a Slow Wine Fair, la manifestazione dedicata al “vino buono, pulito e giusto” che si è conclusa oggi alla Fiera di Bologna.

“In questo senso è molto importante che il cambiamento avvenga nel vino perché il vino è un settore trainante, è un tema molto conosciuto e in Italia identitario, ma in generale è, da una parte un elemento quotidiano, con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, e dall’altra è un ambito in cui c’è molta sensibilità ed è un comparto sostanzioso” ha spiegato Nappini, aggiungendo che “quindi se riuscissimo, e ci riusciremo perché è già in atto, ad attivare un cambiamento sul vino, è chiaro che questo ha un impatto sull’intero comparto agricoltura e dei sistemi produttivi alimentari: questa è la ricchezza della Slow Wine Fair e della Slow Wine Coalition”.

“Inoltre noi abbiamo una chiamata all’azione che ci dice che a livello globale, perché questa coalizione ha dimensione e prospettiva globali, dobbiamo lavorare sulla tutela della biodiversità e questo progetto lavora in quella direzione” ha proseguito la presidente, continuando “una chiamata che ci dice che dobbiamo fare educazione e qui si fa educazione perché attraverso la piacevolezza della degustazione si racconta tutto quello che avviene prima del calice e quindi si diffonde consapevolezza e conoscenza sul mondo del vino. E poi c’è tutto il tema dell’advocacy – ha evidenziato – perché noi dobbiamo lavorare per influenzare le scelte politiche e questa tre giorni, inserita in un percorso che dura un intero anno, è importante perché ogni volta è occasione di riflessioni approfondite ed oneste sul vino e sul mondo della produzione: è importante poi che la politica le raccolga e le metta a terra con normative adeguate”.

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