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Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato capofila di AGEBA

Progetto genetico per preservare le viti dal cambiamento climatico

Milano, 22 feb. (askanews) – Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato è da tempo impegnato per salvaguardare e tutelare il patrimonio vitivinicolo del territorio. Un cammino intrapreso per rispondere ai cambiamenti climatici, e proseguito insieme a Crea-Ve (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia Agraria – Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Asti), all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, all’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore G. Penna e a dieci aziende agricole del territorio per dare vita al progetto AGEBA, del quale il Consorzio è capofila. Si tratta di un’iniziativa volta al recupero e alla valorizzazione del germoplasma antico del vitigno Barbera per il suo adattamento ai cambiamenti climatici in corso che stanno investendo anche il mondo del vino.

“Nella zona dell’astigiano, assenza di precipitazioni temperature medie sempre più elevate, sono un problema reale e tangibile: la vendemmia di quest’anno è stata una delle più asciutte degli ultimi secoli” ha affermato il presidente del Consorzio, Filippo Mobrici, aggiungendo che “per queste ragioni il Consorzio ha voluto prendere in mano il tema della viticoltura del futuro e, insieme agli istituti di ricerca, cercare le risposte nel genoma delle viti antiche più resistenti”. “È probabile infatti – ha proseguito – che queste viti, sopravvissute con resilienza e adattamento alle sfide del passato, saranno più facilmente in grado di affrontare le sfide future”.

Il progetto AGEBA, dunque, ha un approccio genetico volto a individuare dei genotipi con caratteristiche di maggior adattabilità al cambio climatico. Tali caratteristiche vanno ricercate nei singoli ceppi di Barbera, messi a dimora nel periodo di preselezione clonale (fino agli anni ’70 del secolo scorso) in quanto questi ceppi hanno dimostrato di essere incredibilmente adattivi e resistenti agli agenti biotici ed abiotici. Essendo sopravvissuti per diversi decenni, infatti, queste piante risultano essere anche esenti dalle principali virosi e dalla Flavescenza Dorata, un flagello che ancora oggi colpisce la Barbera.

“Questo progetto è sicuramente un progetto molto ambizioso: ci troviamo ancora in fase preliminare e come sempre, quando si parla di ricerca sperimentale, non si può avere certezza di esito positivo” ha precisato Mobrici, concludendo “i presupposti però fanno ben sperare e il Consorzio continuerà a impegnarsi e a dare il suo contribuito, affrontando con ottimismo le sfide presenti e future”.

Fondato nel 1946, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato conta oggi più di 400 aziende associate e 13 denominazione tutelate.

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