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Confermato Xi presidente: una Cina sempre più incentrata sul leader

Il numero uno cinese si contorna di uomini a lui fedeli

Roma, 10 mar. (askanews) – E’ stata prevedibilmente unanime l’odierna riconferma di Xi Jinping come presidente della Repubblica popolare cinese da parte del Congresso nazionale del popolo, il “parlamento” di Pechino. Si tratta di uno storico terzo mandato, che sancisce un potere sempre più personale e piramidale nella struttura istituzionale cinese.

Xi, che nel Congresso del Partito comunista cinese di ottobre ha ottenuto anche il terzo mandato come segretario generale e accumula la carica di presidente della Commissione militare centrale (capo delle forze armate), è considerato il leader più potente che abbia avuto la Cina dai tempi del fondatore Mao Zedong.

Tutti i 2.952 membri del congresso che hanno partecipato alla riunione di oggi hanno votato a favore di Xi. In tutto, l’assemblea conta 2.977 eletti.

Il presidente di trova a gestire periodo critico per la Cina, che ha subito un forte rallentamento nella crescita economica sia a causa degli anni di pandemia Covid-19 sia per la guerra commerciale con gli Stati uniti e per le tensioni geopolitiche dovute alla rivalità con Washington e alla questione di Taiwan.

Come accaduto per il Politburo, il sancta sanctorum del Pcc, anche nella presidenza e nell’esecutivo Xi avrà intorno suoi uomini fidati, alcuni nominati oggi, altri nei rimanenti due giorni delle Due Sessioni, nome con cui è definita la concomitante riunione del Congresso nazionale del popolo e della Commissione politica consultiva del popolo cinese.

Il Congresso nazionale del popolo, al di là delle sue dimensioni elefantiache, è un organo che sostanzialmente sancisce i provvedimenti assunti dalla leadership, siano le nomine o siano le diverse riforme. Xi è stato anche riconfermato capo della Commissione militare centrale, cioè comandante supremo dell’Esercito di liberazione del popolo cinese.

Dopo la conferma a presidente, Xi ha prestato giuramento costituzionale, sia come presidente del paese che come capo delle sue forze armate. Si è trattata di una mossa simbolica per dare enfasi al testo della Costituzione emendata cinque anni fa, tra l’altro eliminando il limite di mandati presidenziali e aprendo la strada per una potenziale conferma a vita di Xi.

Il Congresso nazionale del popolo ha anche nominato vicepresidente l’ex vicepremier Han Zheng. Si tratta di un fedelissimo di Xi e, a confermare l’appiattimento dell’apparato sul leader, è un raro caso di personalità che accede a questo ruolo senza essere contestualmente un altissimo dirigente del Partito comunista cinese.

Zhao Leji, membro del Comitato permanente del Politburo e di fatto numero 3 di Pechino, è stato eletto all’unanimità presidente del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, mentre il membro del Politburo Li Hongzhong è stato eletto primo vicepresidente dell’assemblea deliberativa. Zhao, Han, Li, con altri 13 vicepresidenti dell’assemblea, hanno prestato giuramento costituzionale dopo Xi.

Le Due Sessioni, che si chiudono nel fine settimana, hanno sancito alcune riforme considerate significative dagli osservatori. Una è quella del Consiglio di Stato, cioè il governo, e contiene al suo interno una cruciale riforma del Ministero della Scienza e della Tecnologia, che dovrà fare da volano nella spinta cinese verso l'”autosufficienza”. Il ministero dovrà seguire pratiche più snelle nell’allocazione delle risorse, in modo da affrontare le sfide poste nello sviluppo di tecnologie chiave per raggiungere l’autosufficienza tecnologica. La Cina ha registrato problemi negli ultimi tre anni nella catena di forniture dei chip ad alta tecnologia, settore in questo momento dominato da Taiwan e in cui gli Stati uniti stanno rafforzando decisamente la loro presa.

Il ministero ristrutturato svolgerà un ruolo importante – ha scritto l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua – “nel mobilitare la nazione per compiere scoperte tecnologiche, ottimizzare l’innovazione sci-tech, facilitare l’applicazione dei progressi sci-tech e coordinare la scienza e la tecnologia con lo sviluppo economico e sociale”.

Una seconda riforma approvata dal Congresso nazionale del popolo prevede l’istituzione di una nuova amministrazione nazionale di regolamentazione finanziaria, sotto il controllo diretto del Consiglio di Stato, che dovrà tenere al guinzaglio il settore, con la significativa eccezione del mercato dei titoli mobiliari. Sarà istituito sulla base della China Banking and Insurance Regulatory Commission, che verrà sciolta, afferma il piano, e avocherà alcune delle funzioni oggi appannaggio della banca centrale e della commissione di regolamentazione del mercato dei titoli mobiliari.

Il settore finanziario cinese non gode di buona salute, alla luce della crisi del settore immobiliare che ha mandato segnali sinistri in termini di liquidità. L’esposizione di alcuni giganti – come, per esempio, China Evergrande – ha reso per Pechino sempre più importante accendere un faro su questo tema.

Nei prossimi due giorni dovrebbe esserci la nomina di Li Qiang – considerato nel Politburo il numero due del Partito – come nuovo premier e di Ding Xuexiang come vicepremier esecutivo. Si tratta di fedelissimi di Xi, in un ulteriore segnale di appiattimento verso il centro della spirale del potere cinese.

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