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Alleanza fiere Parma-Milano: Cibus diventa annuale, Tuttofood a ottobre

Verso ok soci pubblici, governace blindata. A Milano 18,5% ente di Parma

Milano, 28 feb. (askanews) – Il percorso per sancire l’alleanza tra Fiera Milano e Fiere di Parma sembra essere ormai tracciato. Il sei marzo il Consiglio comunale di Parma dovrebbe approvare senza difficoltà la governance della società. Il sette toccherà all’assemblea dell’ente fieristico parmigiano (controllata da Crédit Agricole Italia, col 34,42%, da Comune e Provincia di Parma, ciascuno con il 19,58%, Camera di commercio locale, col 12%, Unione parmense degli industriali con l’8,44% e la Regione Emilia-Romagna con il 5,08%) che una volta dato il via libera passerà la palla al cda di Fiera Milano, che dovrebbe essere convocato a seguire.

A illustrare le prossime tappe, gli obiettivi e i numeri del progetto dei due enti fieristici, a lungo in competizione sul fronte delle fiere agroalimentari con le biennali Cibus e Tuttofood, l’amministratore delegato di Fiere di Parma, Antonio Cellie, in una audizione in commissione regionale. “Cibus ha dovuto competere dal 2013 in poi con Tuttofood nonostante la capacità nostra di tenere il punto grazie alla posizione di Parma equidistante dai principali distretti alimentari del Paese – ha detto il manager – per noi era diventato fondamentale far passare sotto nostra ala manifestazione di maggio che si tiene negli anni dispari”. Cibus infatti cade negli anni pari e la concorrente milanese negli anni dispari ma con la nascita di Cibus Connect, la fiera in formato ridotto di Parma organizzata negli anni dispari, la competizione si era acuita.

Di qui la ragionevole necessità di lavorare a “un’operazione di sistema” come l’ha definita Cellie che permettesse di creare una fiera competitiva a livello internazionale con i giganti come Sial (in Francia) e Anuga (a Colonia). Milano in cambio del conferimento di Tuttofood a Fiere di Parma ha chiesto “una partecipazione di minoranza qualificata – ha spiegato l’ad – che si attesta a un valore vicino al 18,5% perchè Tuttofood vale il 18,5% rispetto al totale Fiere di Parma”. Nel dettaglio l’operazione prevede un aumento di capitale riservato all’ente milanese che esprimerà un consigliere nel cda delle Fiere di Parma.

L’operazione, se andasse in porto, consentirebbe di “toglierci un concorrente quale è Tuttofood e fare sotto la regia italiana una grande fiera globale che non avremmo potuto fare a Parma” per ragioni di spazio ha spiegato ancora Cellie, assicurando che “Cibus è a Parma e resta a Parma e potrebbe diventare annuale: una volta liberato lo slot di maggio degli anni dispari potrebbe diventare annuale magari non ogni anno in grande formato con solo espositori nazionali con qualche ospite internazionale”. La fiera di Milano invece resterebbe una “biennale in anni pari a ottobre e non più a maggio con espositori internazionali”.

Passando ai numeri il progetto illustrato prevede di portare per Fiere di Parma “200mila visitatori in più all’anno, 10 milioni di ricavi annui in più per Fiere di Parma e 40 milioni di indotto annuo extra per il territorio”. Per l’ente fieristico, inoltre, nello scenario più prudente già nel 2023 l’operazione porterebbe i ricavi da 36 milioni a 50 milioni con un balzo oltre 56 milioni nel 2026, che “nel biennio sono pari a oltre 100 milioni avendo eliminato uno scenario competitivo”. L’Ebitda, invece, “anche nello scenario peggiore raddoppierebbe rispetto a quello dell’ultimo biennio con ovvi vantaggi industriali per gli azionisti”.

Altro nodo al centro del “faticoso percorso” che porterà all’alleanza è stata la governance. Nello statuto che verrà approvato, sono state poste “Tre condizioni – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Emilia Romagna, Vincenzo Colla – nessuno può spostare la sede di Parma, nessuno può modificare lo statuto in assemblea straordinaria se non ha l’85% delle azioni, una blindatura notevole perchè per avere l’85% si devono mettere d’accordo in tanti sia pubblico e privati e poi vogliamo investimenti rispetto ai flussi di cassa così che la fiera di Parma possa continuare a crescere”. In questa operazione poi “è stato anche definito un patto di sindacato. Per la prima volta gli azionisti pubblici dentro le partecipate, enti locali ma anche la Camera di commercio non possono vendere le proprie quote sul mercato e poi siamo vincolati al rispetto dello Statuto a partire dall’articolo 14 che sancisce il vincolo 85% e assemblea straordinaria”.

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