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Aifi: in 2022 investiti 23,7 mld +61%, record assoluto

Cipolletta: Bene fondi internazionali, serve azione su italiani

Milano, 10 mar. (askanews) – Il private capital spinge e accelera il processo di internazionalizzazione delle imprese. Di questo si è parlato nel Convegno annuale Aifi tenutosi presso la sede di Assolombarda e con il contributo di Kpmg.

I dati presentati mostrano innanzitutto che in Italia la finanza alternativa ha un ruolo sempre più importante sull’economia reale: nel 2022 sono stati investiti 23,7 miliardi di euro in 848 operazioni, il 61% in più rispetto al 2021, un record assoluto. Nello scorso anno sono stati raccolti 5,9 miliardi di euro, +3% rispetto all’anno precedente; cresce anche il numero delle operazioni con ammontare superiore ai 150 milioni che nel 2022 sono state 24 così come le operazioni in infrastrutture, 52 (+16%) per ammontare investito pari a 10,7 miliardi di euro (+39%). Raddoppia l’ammontare investito in buyout che si attesta a 11 miliardi di euro, con 185 operazioni realizzate (+16%).

Se le operazioni di maggioranza crescono, diminuisce ancora l’attività di expansion attestandosi a 483 milioni di euro, (-44%) investiti in 46 operazioni (-23%). Un ruolo sempre maggiore deriva anche dagli operatori non domestici: guardando ai soci AIFI, il 27% sono internazionali e negli ultimi due anni hanno raccolto oltre 130 miliardi di dollari. In Italia il peso degli operatori internazionali sull’ammontare è sempre più grande tant’è che nell’arco di tempo 2021-2022 hanno investito 27 miliardi nelle imprese italiane su un totale di 57 miliardi impegnati nell’arco di dieci anni, segno che il loro contributo all’economia reale assume sempre più preponderante.

“Cresce il ruolo dei fondi internazionali di private equity” afferma Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi. “Nel 2022, su 24 miliardi investiti in Italia 15 miliardi di euro derivano da operatori non domestici. Se da un lato vediamo la crescita degli investimenti soprattutto da parte di questi operatori, dall’altro non possiamo non notare che serve un’azione sistemica delle Istituzioni per spingere la crescita dei fondi italiani per numero e dimensione, permettendo così la nascita di nuovi soggetti che possano investire anche in quote di minoranza, e nelle attività di turnaround che nel 2022 ha visto solo concludersi solo nove operazioni”.

“Il private capital ha in portafoglio 2mila società per un fatturato complessivo di 200 miliardi di euro e un capitale umano che conta 550mila dipendenti”, dichiara Anna Gervasoni, direttore generale Aifi. “Questo mercato è fondamentale per la crescita del paese e ha ampi margini di sviluppo. Per questo è necessario potenziare la raccolta di capitali. Il Private equity francese negli ultimi cinque anni ha raccolto da fondi e casse 9,9 miliardi contro i 3,4 miliardi in Italia, dalle assicurazioni 18,3 miliardi di euro contro i nostri 2,1 e da investitori individuali e family office 14,4 miliardi contro i 2,2 miliardi dell’Italia. Con maggiori risorse possiamo fare di più”.

“Il perdurare del contesto di tensione geopolitica e instabilità macroeconomica, in particolare la spirale inflazionistica e l’aumento dei tassi d’interesse, rende sfidante poter fare delle previsioni per il mercato del private equity nel 2023. Tuttavia il significativo ammontare di dry powder a disposizione dei fondi di private equity, oggi pari a 3,7 triliardi di dollari, suggerisce un cauto ottimismo per i prossimi mesi” commenta Stefano Cervo, partner Kpmg, Head of Private Equity.

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