di Alessio Pisanò
ROMA – “I social media non sono un giocattolo. In Europa crediamo che debbano essere i genitori a educare i nostri figli, non gli algoritmi predatori. Lo status quo, un mondo in cui continuiamo a permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri bambini, condannerà solo un’altra generazione a disturbi mentali, dipendenza e sofferenza”. Lo ha dichiarato la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ricevendo a Bruxelles il rapporto del panel di esperti sulla sicurezza online dei minori. I dati presentati mostrano che i giovani europei trascorrono tra le 4 e le 6 ore al giorno davanti agli schermi e che quasi il 60% ha vissuto problemi emotivi o psicosociali online.La Presidente ha annunciato che l’esecutivo Ue presenterà una proposta legislativa subito dopo l’estate, basata su tre pilastri fondamentali: la responsabilità delle piattaforme, restrizioni d’età efficaci e l’introduzione di una data di inizio legale per l’accesso ai social. “Le piattaforme sono le architette di questi sistemi e ora devono dimostrare che i loro servizi non fanno male”, ha spiegato von der Leyen. “Chi sviluppa un prodotto in Europa ne è responsabile. Le case automobilistiche devono rendere i veicoli sicuri: non ci aspettiamo che siano i bambini a progettare le cinture di sicurezza o i genitori a montare gli airbag a casa. Lo stesso deve valere per Big Tech, grazie alle regole del Digital Services Act”.
La svolta riguarderà anche il controllo degli accessi, da implementare tramite un’applicazione di verifica dell’età open source e rispettosa della privacy, per poi arrivare a un vero e proprio limite anagrafico sul modello di quanto fatto per la guida o il consumo di alcolici. “Non si tratta di stabilire se i bambini possano accedere ai social media, ma se e quando i social media possano accedere ai nostri bambini”, ha sottolineato la leader UE, ipotizzando un accesso graduale e differenziato per fasce d’età.
“Sappiamo che sotto i 3 anni non dovrebbe esserci alcuna esposizione agli schermi. I grandi cambiamenti culturali richiedono tempo, come è stato per le cinture o il divieto di guida in stato di ebbrezza, ma quando si tratta della sicurezza dei nostri figli ne vale sempre la pena”.
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