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Un milione di euro per nulla: in Sicilia è bufera sulla norma-burla approvata dall’Ars

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PALERMO – Il caos delle ultime ore di una lunga maratona per la Finanziaria, un maxi emendamento che eroga finanziamenti a valere sulle riserve dei fondi per i Comuni per oltre 21 milioni e l’astuzia di un deputato che per dimostrare il deficit di controllo sulle norme di spesa approvate dal Parlamento fa passare un ‘emendamento-burla’ che stanzia un milione di euro per i Comuni con una formula incomprensibile, che fa riferimento a strutture inesistenti e che quindi non consente di erogare alcun finanziamento.

Protagonista della storia è Ismaele La Vardera, ex Iena, oggi deputato all’Assemblea regionale siciliana, fondatore di Controcorrente. Porta la sua firma l’emendamento che destina un milione di euro ai Comuni dotati di un improbabile “ambito di coordinamento territoriale intersettoriale”: la norma è poi diventata legge ma è inapplicabile e quindi il denaro resterà nel bilancio regionale. Sul campo, però, restano le polemiche.

“Chi ha esperienza governo avrebbe dovuto rendersi conto che quell’emendamento non aveva senso”, dice La Vardera a ‘Piazza Pulita’, programma di La7 che questa sera racconterà le mosse messe in atto da La Vardera per denunciare il deficit di controllo sulle norme approvate a Sala d’Ercole. Tutto avviene nella notte tra il 20 e il 21 dicembre, durante la quale arriverà l’ok alla legge di stabilità, al termine di una lunga maratona no-stop. Un accordo parlamentare tra centrodestra e pezzi dell’opposizione porta alla riscrittura dell’articolo sulle riserve dei Comuni e all’approvazione di un maxi emendamento con otto commi: in tutto oltre 21 milioni di euro di finanziamenti agli enti locali.

L’ITER PARLAMENTARE

L’ultimo stanziamento è figlio di un precedente emendamento che era stato presentato a firma di La Vardera e Gianfranco Miccichè. La norma viene ripescata e inserita su richiesta del deputato di Controcorrente.

Questo il testo: “È autorizzata, per l’esercizio finanziario 2026, la spesa di 1.000 migliaia di euro in favore dei comuni che, sulla base della documentazione trasmessa dagli enti all’assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica entro il 31 dicembre 2025 risultano dotati di ‘ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale’ istituiti nell’ambito dei piani comunali di assetto organizzativo”.

I contributi sarebbero andati esclusivamente per non meglio precisati “interventi di miglioramento dei servizi locali essenziali ed al potenziamento delle attività di coordinamento amministrativo ricadenti negli ambiti individuati”.

Sull’emendamento non c’è mai stato il parere favorevole del governo, come si evince dal resoconto stenografico dell’Assemblea regionale siciliana. Alla fine l’intero provvedimento passa con 26 sì e 14 no, con voto palese chiesto dal M5s. Passa anche l’incomprensibile norma voluta da La Vardera. Nel ‘tranello’ della ex Iena cadono anche due deputati del Pd, le cui firme compaiono accanto a quelle di diversi parlamentari del centrodestra che quella notte sottoscrissero il maxi emendamento. Ora il Codacons annuncia un esposto in procura e alla Corte dei conti.

“Un milione di euro di fondi pubblici stanziato per Comuni che, di fatto, non esistono – dice l’associazione -. Una vicenda che ha immediatamente assunto una rilevanza nazionale, esponendo l’istituzione parlamentare siciliana a una clamorosa e gravissima figuraccia davanti all’opinione pubblica di tutta Italia”.

LA DENUNCIA DEL CODACONS

Un fatto che, per il Codacons, “non può essere liquidato come una semplice provocazione politica, ma rappresenta la dimostrazione evidente – si legge – del fallimento dei meccanismi di controllo interni all’Assemblea regionale siciliana”.

“Con questo emendamento – denuncia ancora il Codacons – il Parlamento siciliano è stato ridicolizzato davanti a tutta Italia. È stato dimostrato che è possibile far approvare uno stanziamento milionario di denaro pubblico senza che i deputati abbiano piena consapevolezza di ciò che stanno votando. Non si tratta di una bravata, ma di una lesione gravissima alla credibilità delle istituzioni democratiche e all’immagine della Sicilia”.

Alla luce di quanto accaduto, quindi, il Codacons annuncia la presentazione di un esposto alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti, “affinché venga fatta piena luce su quanto avvenuto e sulle responsabilità connesse all’approvazione di una norma priva di contenuto reale, nonché sull’assenza di adeguati controlli amministrativi e tecnici preventivi”.
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