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Siria, attivista gruppo Raqqa: “Non mi fido di al-Jawlani, possibile ritorno Is”

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(Adnkronos) – In Siria c’è il rischio concreto di un “ritorno” del sedicente Stato islamico (Is), che potrebbe sfruttare il “vuoto di potere” per riaffermare il suo controllo su alcune zone del Paese. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Hussam Eesa, co-fondatore del gruppo ‘Raqqa is Being Slaughtered Silently’, che denunciava i crimini compiuti dai seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi quando Raqqa era la ‘capitale’ del califfato pressoché isolata dal resto del mondo. 

La caduta del regime di Bashar al-Assad rappresenta un cambiamento “monumentale” nell’equilibrio di potere in Siria e nella regione ed apre numerosi interrogativi, a partire da come Hayat Tahrir al-Sham (Hts), la fazione armata che ha guidato l’offensiva contro le forze lealiste, gestirà il potere, premette Eesa, secondo cui c’è un’opportunità di “cambiamento politico” dopo decenni di potere “autocratico”, ma il rischio è che si apra una fase di “significativa instabilità” di cui gli estremisti potrebbero trarre vantaggio. 

“Sì, la paura di un ritorno dell’Is è valida. Il gruppo prospera nei vuoti di potere e nell’instabilità”, spiega l’attivista, secondo cui l’assenza di governance o l’eventualità che “le fazioni rivali sprofondano nel caos” potrebbero creare “un terreno fertile per la ricomparsa dell’Is o di gruppi estremisti simili”. Inoltre, “la devastazione economica” potrebbe spingere le persone disilluse “verso l’estremismo”. 

Eesa mette in guardia dai facili entusiasmi di chi considera Hayat Tahrir al-Sham una mera forza di liberazione che trasformerà nel giro di poco tempo la Siria in una democrazia, ricordando come il gruppo, che nasce come diretta emanazione di al-Qaeda e col tempo si è trasformato in una “forza nazionalista”, è riuscito a portare “una certa stabilità a Idlib”, la provincia del nord-ovest che per anni è stata la sua roccaforte, rispetto ad altre aree distrutte dalla guerra, ma con un sistema di governo “autoritario”.  

Il modello di governance di Hts è al momento un rebus. Dipenderà da come “concilia le sue radici islamiste con le alte aspettative siriane e internazionali”, afferma Eesa, secondo cui “se si evolve in una forza più pragmatica, potrebbe dare forma a un modello di governance localizzato anche se incontrerà resistenza nell’unire la Siria sotto il suo governo”.  

E forti dubbi l’attivista li nutre anche su Ahmed al-Sharaa, il vero nome di Abu Mohammed al-Jawlani, l’ex jihadista siriano salito alla ribalta come leader di al-Nusra, che ha trasformato la sua immagine di comandante di al-Qaeda a leader nazionalista di Hts per legittimarsi come attore politico chiave in Siria. “La sua identità si è evoluta da quella di jihadista oscuro a figura che corteggia il riconoscimento internazionale, mostrando una vena pragmatica nel navigare nel complesso conflitto siriano – conclude Eesa – Tuttavia, i suoi legami del passato con il terrorismo rimangono nelle nostre menti. A livello personale, non mi piacciono Hayat Tahrir al-Sham o il suo leader. Non posso fidarmi di loro perché conosco molto bene il loro passato”. 

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