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Schlein vuole fronte comune: prove di dialogo con M5S, Az-Iv, Si

Confronto al congresso Cgil con Conte, Fratoianni e il “guastafeste” Calenda

Roma, 16 mar. (askanews) – Prove tecniche di un fronte comune di opposizione. La neosegretaria del Pd, Elly Schlein, sembra convinta che di fronte alla robusta dote di consensi che Giorgia Meloni continua a raccogliere nel Paese (almeno stando ai sondaggi) serva la capacità di riprendere l’iniziativa politica. Per questo, dal congresso della Cgil a Rimini, dove prende parte alla tavola rotonda fra i leader dell’opposizione parlamentare organizzata da Maurizio Landini e moderata da Lucia Annunziata, prova a rilanciare offrendo una via ai “colleghi” Giuseppe Conte (M5S), Nicola Fratoianni (Si) e Carlo Calenda (Az-Iv). “Gli elettori – dice – non hanno trovato più la sinistra, dobbiamo costruire un’alternativa: diamoci un appuntamento fuori, lontano dalle telecamere. Possiamo fare insieme un ragionamento di contenuto e di merito. Chiudiamoci in una stanza, non usciamo fino a notte fonda, ma poi qualcosa da fare insieme la troviamo piuttosto che far vincere di nuovo quegli altri”.

Il padrone di casa, Landini, invita a diffidare da chi ha “la soluzione in tasca” e invita gli ospiti a recuperare la “capacità di ascolto”; poi, in modo un po irrituale, si lascia andare a un lungo e veemente intervento che spezza tono e ritmi della discussione da talk show e costringe i leader ospiti alla citata posizione di “ascolto”. “Questo paese sta in piedi con le tasse che pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati. Io – tuona il segretario della Cgil – mi sono rotto le scatole, non ci sto più a pagare le tasse anche per quelli che non le pagano”.

Per cercare di trovare un terreno comune, probabilmente a seguito di una intesa non dichiarata, il tema più divisivo (guerra in Ucraina e forniture di armi) resta fuori dal palco di Rimini. Solo Calenda prova a spezzare l’incantesimo, polemizzando con Conte che lo accusa di votare con le destre in Parlamento: “Ho votato per le armi in Ucraina col Pd, allora il Pd è di destra?”. Ma del resto, proprio il leader di Azione si vota al compito del guastafeste, rispetto al “format” del dibattito che riproduce il defunto campo largo, quando dice: “Posso governare con le persone che sono qua? No”.

Fratoianni respinge la critica “pragmatica” arrivata da una domanda della moderatrice Annunziata sul ruolo delle opposizioni: “Io non penso – dice – che il problema dell’opposizione sia quello di non mettere le bandierine, ma che in questi anni non c’erano più bandiere e casomai le hanno rialzate altri. “Qualche bandiera bisogna rialzarla, Biden mette una patrimoniale. Vogliamo dirlo che è una iniziativa di giustizia sociale? E’ una bandiera sì, ma una bandiera giusta”.

La piattaforma che Schlein propone ai potenziali partner delle battaglia di opposizione ha il fine di “far sì – spiega – che le persone non pensino più che la politica non possa far nulla per loro”. Snocciola quindi le critiche alla “manovra del governo” che “ha colpito i poveri mentre l’inflazione è altissima” e che “non ha messo investimenti nè su Sud nè su sanità pubblica”. Poi cita la manifestazione di Firenze a difesa della scuola pubblica e sul lavoro, dice, “si può fare qualcosa per spezzare la precarietà, e la Spagna ci ha insegnato che si può. E poi una legge sulla rappresentanza che spazzi via i contratti pirata. E accanto al rafforzamento della contrattazione collettiva bisogna anche fissare una soglia sotto la quale non è lavoro ma sfruttamento, ed è il salario minimo che serve a questo Paese. Sono disponibile a cambiare la nostra proposta per trovare una direzione unitaria”, promette la leader dem.

Non chiude alle proposte di battaglie comuni Conte: “Credo che l’obiettivo di ciascuna forza che abbia una vocazione progressista è battere le forze di destra conservatrici quindi qualunque strumento di dialogo è la premessa per questi obiettivi”. L’ex premier cita, tra le “cose concrete” da fare, “un patto su istruzione, sanità e lavoro” ma “nella prospettiva, che ormai è insopprimibile, di una visione integralmente ecologica”. Ma non rinuncia a mettere i suoi paletti, a cominciare da un affondo su un passato non troppo lontano: “Dobbiamo ritrovarci ammonisce i leader 5s raccogliendo l’applauso dalla platea sindacale e l’immediata contestazione di Calenda – su un punto: tutto ciò che ha rappresentato il Jobs Act è un fallimento”. Dopo Rimini, comunque, c’è lavoro per gli amanti dei retroscena: si farà, e quando, questo incontro proposto da Schlein al chiuso di una stanza? Probabilmente sì, ma resta da vedere se basterà questa iniziativa a posare le fondamenta per un nuovo “campo largo” guidato dal Pd.

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