ROMA – “Negli ultimi anni il concetto di salute sessuale è cambiato: non è più visto solo come assenza di malattie, ma come un’area della vita che coinvolge benessere fisico, psicologico e relazionale. La medicina sessuale oggi usa infatti un approccio ‘biopsicosociale’: mette insieme ciò che accade nel corpo (anche a livello ormonale e nervoso), i fattori psicologici e il contesto delle relazioni. In questa prospettiva, desiderio e piacere non sono un extra della riproduzione, ma parti essenziali della salute e della qualità di vita. La Dichiarazione di Porto su salute, diritti e giustizia sessuale, approvata all’Assemblea mondiale sulla salute sessuale del 2025, spinge oltre questo cambiamento: propone di guardare la salute sessuale soprattutto attraverso il prisma della giustizia sociale e delle disuguaglianze strutturali”. Parte da queste considerazioni l’articolo dal titolo ‘Balancing clinical and social approaches to sexual health: an integrative view of the Porto Proclamation’ (‘Bilanciare gli approcci clinici e sociali alla salute sessuale: una visione integrata della Proclamazione di Porto’) a firma del dottor Giuseppe La Pera, specialista in Andrologia e Urologia, di recente pubblicato sulla rivista ‘The Journal of Sexual Medicine’. Per approfondire il tema, il direttore della Dire, Nicola Perrone, ha intervistato l’esperto, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche.
LA PERA: “LA SESSUALITÀ NON PUÒ ESSERE SPIEGATA SOLO IN TERMINI DI DIRITTI, POLITICA, POTERE O COERCIZIONE”
“È un’impostazione che sta influenzando sempre più il dibattito clinico e accademico- ha spiegato La Pera- e che mira a ridurre lo stigma e proteggere le persone più vulnerabili. Questo nuovo sguardo, però, non coincide in tutto con i tradizionali modelli clinici e di sanità pubblica che guidano la medicina sessuale. Per questo motivo è importante valutarne con attenzione le implicazioni e i possibili effetti sulla pratica medica”. Alcune correnti culturali tendono a interpretare la sessualità “riducendola a due sole categorie: i diritti e la parità, categorie certamente necessarie- ha evidenziato l’andrologo- ma se dimentichiamo la componente biologica e fisica della sessualità corriamo dei rischi. Da ricercatore, andrologo e clinico, posso dire che la sessualità non può essere spiegata solo in termini di diritti, politica, potere o coercizione. Nella pratica clinica entrano in gioco molte variabili: la neurobiologia, gli ormoni, l’inconscio, l’affettività, la sofferenza psicologica e quella sessuale”.
Tutti questi aspetti “non possono essere ricondotti soltanto a due categorie- ha proseguito l’esperto- Da qui nasce la domanda che attraversa il mio articolo: un’impostazione così riduttiva è compatibile con la definizione scientificamente consolidata della sessualità, fondata sul modello biologico, psicologico e relazionale? È questa la questione che ha guidato la mia ricerca”. La distinzione, intanto, è importante perché “spesso prevale una lettura sociologica, psicologica o politica della sessualità, che poi si traduce in norme e leggi. Il riconoscimento dei diritti e della parità resta fondamentale, ma non esaurisce la complessità clinica e fisiologica della sessualità umana. Però io vorrei concentrarmi soprattutto sull’interpretazione della sessualità, perché se adottiamo una lettura diversa da quella scientificamente fondata, il modello biologico, psicologico e relazionale, cambia anche il giudizio etico, normativo e morale”.
SOFFERENZA E INTERPRETAZIONE DELLA SOFFERENZA
Nella complessità delle relazioni, ha spiegato il dottor La Pera, possono esistere “asimmetrie di desiderio, di disponibilità sessuale, di reciprocità o di attenzione reciproca, che rischiano però di essere interpretate automaticamente come coercizione. Così il desiderio sessuale può essere letto automaticamente come molestia, oppure l’iniziativa sessuale automaticamente come insistenza. A mio avviso questo crea problemi, perché non trova conferma né nella logica né nella letteratura scientifica che descrive la sessualità umana attraverso il modello biologico, psicologico e relazionale”. C’è poi anche un tema di sofferenza e di interpretazione della sofferenza: “Per questo credo sia necessario recuperare questa definizione ormai consolidata e invitare psicologi, sessuologi, andrologi e tutti gli operatori del settore a diffonderla nei diversi ambiti culturali, politici e normativi. Se nelle scuole insegniamo una visione della sessualità basata solo sul diritto e sulla parità, aspetti fondamentali, tengo a sottolineare, rischiamo infatti di offrire una rappresentazione parziale dell’essere umano. È come voler insegnare la musica leggendo soltanto i testi delle canzoni, senza il ritmo, il suono e le emozioni”, ha concluso il dottor La Pera.
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