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Rai1, il 10 febbraio un film tv per ricordare l’eccidio delle Foibe

“La bambina con la valigia” del regista Gianluca Mazzella
Roma, 5 feb. (askanews) – Tutto inizia da una fotografia in bianco e nero del 6 luglio 1946 che ritrae una bambina: in mano ha una valigia con la scritta “Esule Giuliana”. Si chiama Egea Haffner e la sua storia comincia quando il padre scompare, probabilmente inghiottito nelle Foibe. Il 10 febbraio, in occasione del Giorno del ricordo, in memoria delle Vittime delle foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata, Rai Fiction propone in prima visione assoluta, in prima serata su Rai 1 “La bambina con la valigia” un tv movie con la regia di Gianluca Mazzella, tratto dal libro “La bambina con la valigia” di Egea Haffner, Gigliola Alvisi. Soggetto e sceneggiatura sono di Andrea Porporati.
Oggi, nella conferenza stampa di presentazione, Egea Haffner ha confessato di essersi emozionata a rivedere quella scena di lei bambina: “Rivederla è stato davvero molto emozionante. Ho pianto tutto il film, ho consumato diversi fazzolettini. Mi ha emozionato moltissimo anche quella scena iniziale, dove c’è il palloncino che vola e il papà che mi prende in braccio. Mi ha ricordato quando lui mi prendeva e si correva nel rifugio, e sentivo ancora in quel momento lì il suo profumo, di quella colonia buona che aveva”.
“Occuparmi di questo film – ha detto a sua volta il regista, Gianluca Mazzella – mi ha permesso di conoscere questo evento storico, ed effettivamente c’è tanto da dire, tanto da raccontare: è una pagina storica molto drammatica e la vita della signora Haffner la simbolizza in maniera perfetta, perché era molto piccola quando ha dovuto lasciare la sua terra. Credo che quando qualcuno, contro la propria volontà, debba lasciare la propria terra, è sempre una tragedia. E questa va raccontata proprio perché questi errori non si ripetano”.
“Quello che mi è particolarmente caro in questo film – ha aggiunto Mazzella – è di aver raccontato un evento storico da un punto di vista un po’ minimalista: il punto di vista di una bambina e di una famiglia. Raccontare questa famiglia è stato molto bello perché c’è questo universo prettamente femminile di nonna, mamma, zia; c’è poi uno zio molto affettuoso, un padre che poi purtroppo scompare molto presto nella vita della bambina, raccontare questo incrocio di rapporti è stato molto stimolante”.
Nella memoria di Egea si riflette il dramma di tutti quelli costretti a lasciare la propria casa: è l’inverno del 1944 e i bombardamenti si susseguono sulla città di Pola e sul porto, obiettivo militare importante, strategico per la difesa dell’Italia del nordest, di cui la Venezia Giulia e l’Istria fanno parte. La vita della piccola Egea Haffner, a parte le occasionali fughe nel rifugio, prosegue come in una favola: c’è la villa dei nonni paterni, gli Haffner, e la gioielleria in centro dove lavora suo padre Kurt.
Nella primavera del 1945 la guerra finisce e le cose sembrano cambiare in meglio. Nell’Istria a prevalere sono i cosiddetti “Titini”, l’esercito messo insieme dal maresciallo Tito, che occupa tutta la regione giuliana, fino ad allora parte dell’Italia fascista. Una notte che doveva essere di festa si trasforma però nell’inizio di un dolore fortissimo per la piccola Egea. Qualcuno bussa forte alla porta di casa. Sono due uomini in una divisa, due Titini, e sono venuti a cercare Kurt: “Solo una formalità, un controllo”, dicono. Kurt li segue con un sorriso rassicurante per la moglie e la figlia, ma in quella casa non tornerà più.
La voce su che fine abbia fatto il papà di Egea si diffonde nei giorni successivi a Pola: potrebbe essere una delle vittime cadute nelle Foibe, spaventose voragini carsiche che cominciano a tormentare i sogni della bambina. È solo l’inizio: in seguito alle numerose aggressioni nei confronti degli italiani considerati fascisti, Egea è costretta a lasciare la sua terra e ad affrontare un futuro incerto a Bolzano, accudita dalla nonna Maria e dalla zia Ilse, che l’ama come una figlia. La sua vera mamma, Ersilia, sceglie invece di trasferirsi in Sardegna per aprire un negozio di parrucchiera ed emanciparsi dalla famiglia Haffner, dalla quale non si è mai sentita accettata. A Bolzano Egea crescerà, scoprendo sulla propria pelle il dramma dello sradicamento, dell’esodo che accomunò più di 250 mila persone delle comunità italiane giuliano-dalmate e istriane, costrette a lasciare la propria casa e a ricostruire un nuovo futuro.
“La bambina con la valigia” è una produzione Clemart in collaborazione con Rai Fiction. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.

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