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Piantedosi: “Per Almasri abbiamo agito come per Cecilia Sala, ma per lei c’è stato un plauso unanime”

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ROMA – Quello del governo sul caso Almasri “è stato un giudizio, si dice in gergo, in chiave prognostica, cosa che è data di fare a chi ha il governo di processi molto complicati, molto delicati, soprattutto quando si tratta della sicurezza e della sicurezza dei nostri concittadini”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parlando a Coffe break su La7 del caso Almasri e replicando alle accusa che il governo non abbia detto la verità.

Piantedosi spiega: “Cioè la valutazione che noi abbiamo fatto è stata quella di dire che cosa può succedere? E ovviamente ci siamo supportati sull’analisi che ci hanno offerto, messo a disposizione, anche le agenzie di intelligence. Cosa può succedere se questa persona una volta non assoggettato a provvedimento di carcerazione, di detenzione da parte dei competenti autorità giudiziarie, rimane a piede libero e in qualche modo non lo tratteniamo sul territorio nazionale? Può succedere che ci può essere una ritorsione in qualche modo nei confronti di interessi italiani e soprattutto di cittadini italiani. Noi siamo l’unico paese europeo che ha dei voli diretti civili, sia con l’aeroporto di Mitiga, di Tripoli e credo che adesso a breve l’abbiamo già ripreso anche sul Bengasi, quindi abbiamo degli italiani che per motivi di lavoro e d’altro vanno avanti e indietro”.

La decisione sul caso Almasri “è la stessa riflessione che abbiamo fatto in chiave prognostica che ha nutrito, alimentato, una decisione che fu presa qualche tempo prima, qualche settimana prima, sul caso di Cecilia Sala. Non capisco perché in quell’occasione tutta l’Italia fu concorde, unanimamente concorde, sulla bontà dell’iniziativa presa. Anche in quel caso si trattava di restituire, di fronte a un’iniziativa giudiziaria di carattere internazionale, una persona all’Iran, un Paese che non è certo un paese alleato dell’Italia o dell’Occidente, restituire una persona che era accusata di reati molto gravi. Anche quello fu in qualche modo restituito con le stesse dinamiche, gli stessi meccanismi”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parlando a Coffe break su La7 del caso Almasri.

Al ministro viene fatto notare che Cecilia Sala è una giornalista mentre il generale libico è considerato un torturatore. Piantedosi risponde: “Noi mettiamo sullo stesso piano Almasri, non con Cecilia Sala ma con quello che era Abedini, la persona di cui si richiedeva la restituzione (lo svizzero-iraniano che era detenuto in Italia, ndr). Cecilia Sala la mettiamo sullo stesso piano di tanti altri Cecilia Sala, si fa per dire, cioè cittadini italiani che si potevano trovare nella stessa condizione di Cecilia Sala in Libia. Quindi non capisco perché ci sia questa netta divaricazione, ci sia stato il plauso unanime che è stato fatto sul caso di Cecilia Sala e la difficoltà a farci comprendere su cosa c’era dietro questa vicenda”.

Sul caso Almasri “tutto si poteva fare, per carità, tutto si può fare meglio, ma mi azzardo a dire che credo che tanti altri, quasi tutti, al posto nostro avrebbero fatto la stessa cosa”.
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