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Perché si parla dello Stretto di Hormuz

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ROMA – Il riaccendersi del conflitto tra Israele e Iran ha riportato sotto i riflettori uno dei punti più strategici e vulnerabili del commercio globale: lo Stretto di Hormuz. Questa sottile via d’acqua, larga appena 30 chilometri nel suo punto più stretto, collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e, da lì, all’Oceano Indiano. Ogni giorno vi transitano oltre 20 milioni di barili di petrolio, pari a circa un terzo del greggio trasportato via mare nel mondo.

L’Iran, che domina la riva settentrionale dello stretto, ha più volte minacciato di bloccare il passaggio marittimo in caso di attacco diretto al proprio territorio. Le manovre militari e gli attacchi reciproci con Israele hanno reso questa eventualità meno remota di quanto si ritenesse solo poche settimane fa.

IL RISCHIO GUERRA ASIMETTRICA E AUMENTO DEL GREGGIO

Lo scenario più temuto è quello della cosiddetta “guerra asimmetrica”, con sabotaggi, mine navali o attacchi mirati a navi mercantili. Anche un semplice aumento del rischio percepito può far salire in modo vertiginoso i prezzi del greggio, come già accaduto in questi giorni. Il petrolio ha registrato un’impennata superiore al 7%, riportando il barile sopra i 74 dollari: il più forte rialzo giornaliero dalla guerra in Ucraina nel 2022.

Ma non è solo il petrolio a transitare da Hormuz. Attraverso lo Stretto passano anche le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), in particolare dal Qatar verso Europa e Asia. Un blocco, anche temporaneo, delle rotte marittime avrebbe ripercussioni immediate sulla sicurezza energetica globale e sull’’inflazione internazionale. Tra i paesi più esposti vi è la Cina, che importa circa 1,5 milioni di barili al giorno proprio dall’Iran.

Dal punto di vista geopolitico, lo Stretto di Hormuz è la linea che separa l’Iran dalle monarchie sunnite del Golfo, molte delle quali ospitano basi militari statunitensi. Una sua chiusura o anche solo la minaccia concreta di interferenza nei traffici navali metterebbe in crisi non solo l’economia, ma anche gli equilibri strategici dell’intera regione.

Al momento, nonostante le minacce verbali, lo Stretto di Hormuz non è mai stato chiuso.
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