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Nel 2023 la corsa agli armamenti nucleari ha sfiorato i 100 miliardi di dollari

ROMA – Nel 2023 la corsa al riarmo nucleare a livello internazionale ha quasi raggiunto i 100 miliardi di dollari, pari a un aumento del 13% rispetto all’anno precedente. A rivelare questa stima è l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican), che ha diffuso la quinta edizione del rapporto sulla spesa globale per le armi nucleari dal titolo ‘Surge: 2023 Global nuclear weapons spending’. Secondo i ricercatori, globalmente tutti e nove gli stati dotati di armamenti nucleari hanno speso di più, arrivando a quota 91,4 miliardi di dollari, ossia oltre 10 miliardi in più del 2022. Più nel dettaglio, si tratta di 91.393.404.739 dollari, pari a 173.884 dollari al minuto, o 2.898 dollari al secondo. In testa alla classifica, con oltre la metà, figurano gli Stati Uniti con 51,1 miliardi di dollari di budget. A seguire la Cina con 11,9 miliardi, la Russia con 8,3 miliardi, il Regno Unito con 8,1 miliardi, la Francia con 6,1 miliardi. L’Ican evidenzia tuttavia che la stima potrebbe non essere realistica dal momento che gli ultimi 3 paesi che detengono armi atomiche – vale a dire Israele, India e Pakistan- non condividono i dati “in modo trasparente”. Per i ricercatori la corsa al riarmo coincide con l’avanzare di conflitti a livello globale, tra cui quello russo-ucraino, e per l’offensiva condotta da Israele nella Striscia di Gaza. “Questi miliardi avrebbero potuto essere utilizzati per combattere il cambiamento climatico e salvare dall’estinzione gli animali e le piante che sostengono la vita sulla Terra, per non parlare del miglioramento dei servizi sanitari e educativi in tutto il mondo”, ha dichiarato Susy Snyder, tra le autrici del report Ican.

Alla luce del report, l’International Campaing to Abolish Nuclear Weapons (Ican) indice una settimana di azione globale dal 16 al 22 settembre al motto “Niente soldi per le armi nucleari!”: lo riferisce in una nota la Rete Italiana Pace e Disarmo che, in vista di quella settimana di mobilitazione, invitano le persone già a partire da oggi a comunicare per cosa preferirebbero che il denaro fosse speso: “a settembre- scrivono ancora i responsabili- ci attiveremo insieme con un messaggio chiaro: ”Niente soldi per le armi nucleari!’, mentre le iniziative della settimana di mobilitazione verranno rilanciate nel nostro Paese dalla campagna ‘Italia, ripensaci’”, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo e da Senzatomica, che “da anni promuove iniziative affinché la volontà di disarmo nucleare ben radicata nella maggioranza degli italiani venga presa in considerazione dai decisori politici”.

IN CINQUE ANNI SPESI 387 MILIARDI, UTILI A SFAMARE 45 MILIONI DI PERSONE

Secondo Ican, negli ultimi 5 anni sono stati spesi 387 miliardi di dollari per le armi nucleari, con un aumento della spesa registrata annualmente del 34% nello stesso periodo: da 68,2 miliardi di dollari a 91,4 miliardi di dollari all’anno. Ciò è avvenuto, continua Ican, poiché tutti e nove gli Stati dotati di armi nucleari continuano a modernizzare, e in alcuni casi ad ampliare, i propri arsenali. Alicia Sanders-Zakre dell’Ican, coautrice del rapporto, sottolinea come “L’accelerazione della spesa per queste armi disumane e distruttive negli ultimi cinque anni non sta migliorando la sicurezza globale, ma rappresenta una minaccia globale”.

A livello globale i Paesi dotati di armi nucleari hanno in corso contratti con aziende per la produzione di armi nucleari per un valore totale di almeno 387 miliardi di dollari. In alcuni casi tali contratti si protraggono fino al 2040. Questi grandi profitti incentivano i produttori di armi nucleari a spendere milioni – almeno 6,3 milioni di dollari nel 2023 – per influenzare la politica governativa e l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti delle armi nucleari attraverso il sostegno a think tank. Nel 2023 sono stati spesi almeno 123 milioni di dollari per assumere oltre 540 lobbisti e finanziare i principali think tank che influenzano il dibattito sul nucleare. Il report ‘Surge’ di Ican, secondo la Rete, rivela “un’inaccettabile cattiva allocazione dei fondi pubblici”: “invece di riversare risorse necessarie su altri ambiti”, i 9 stati preferiscono “attuare una corsa sconsiderata alle armi di distruzione di massa”. Conclude la Rete: “Cinque anni di spesa per le armi nucleari avrebbero potuto sfamare 45 milioni di persone”.

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