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Maltempo, il contributo dei geologi nella programmazione e emergenza

Milano, 21 gen. (askanews) – In relazione ai fenomeni metereologici che stanno colpendo Calabria, Sicilia e Sardegna, creando una serie di disagi sia sotto il profilo ambientale che in termini di sicurezza pubblica, è intervenuto Filippo Cappotto, viceresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Il primo pensiero va alla popolazione delle aree colpite che sta affrontando e dovrà affrontare disagi notevoli per molto tempo. La devastazione a cui stiamo assistendo man mano che arrivano le immagini dal web fa piangere il cuore”. “Eventi estremi sempre più frequenti si abbattono su territori impreparati a reggerne l’impatto, la forzante metereologica connessa alle variazioni climatiche è una questione che interessa il territorio nella misura in cui si parla soprattutto di fragilità” – afferma il Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Consultando i dati riportati nel Dossier “Erosione costiera in Sicilia 2024″ a cura di Legambiente possiamo constatare che la Sicilia risulta la prima regione italiana per percentuale di coste a rischio, e che, attualmente, lo stato dell’erosione costiera è estremamente grave. Secondo il Piano per l’Assetto Idrogeologico Siciliano del 2021, il 43.6% è a rischio elevato e il 32.9% è a rischio molto elevato… Numeri che sono destinati ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici e di fenomeni estremi sempre più frequenti”.

“L’impatto degli eventi estremi – afferma Filippo Cappotto – come il ciclone Harry, si abbatte su territori impreparati a sostenere la loro forza distruttiva. Ancora una volta paghiamo il prezzo di un consumo di suolo eccessivo in aree costiere e di una visione complessiva troppo limitata. È necessario – conclude il Vicepresidente Cappotto – in un’ottica di prevenzione, pianificare lo sviluppo futuro delle nostre coste, prevedere azioni di protezione e consolidamento su larga scala, limitando gli interventi puntuali che se pur mitigando una criticità specifica spesso trasferiscono il problema al tratto costiero limitrofo, e tenere conto di mutati scenari di pericolosità”.

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