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HomeAttualitàMafia, Meloni: Capaci concepita per intimidire Stato, ma portò gente a reagire

Mafia, Meloni: Capaci concepita per intimidire Stato, ma portò gente a reagire

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Roma, 13 lug. (askanews) – Dopo la strage di Capaci è stato “chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione, non era qualcosa d’astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, partecipando a Palermo alla cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.

“Giovanni Falcone – ha aggiunto – era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare i nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari, di sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. Ed è evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce la più violenta perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio. Nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione perché quella strage che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire, migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa, non era più solo compito delle forze dell’ordine” e “non era solamente compito dei magistrati che pure ringraziamo per il lavoro che continuano con coraggio e con dedizione a portare avanti. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia perché gli italiani compresero esattamente allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia”, ha sottolineato la premier.

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