ROMA – Un copione già scritto, ripetuto più volte in questi mesi. Che parte sempre, sempre, dall’affermazione di sé, di cosa bisognerà fare per assecondarlo e non incorrere nelle sue ire daziose. Nel suo intervento di oggi il presidente francese, Emmanuel Macron, senza mai citarlo ha usato parole molto dure nei confronti dell’imperialismo made in Trump che questi vuole imporre a forza al mondo. Facendo saltare qualsiasi alleanza, mettendo in discussione anche l’accordo firmato qualche ora prima.
Conta l’attimo, come girano gli zebedei in quel momento. Lasciamo stare chi dalle nostre parti, con il ghigno che alberga sempre sulla faccia dei servi, sorride di fronte all’ultima invettiva e minaccia di Trump, gioisce di fronte all’affermazione della pura forza, al dominio che bisogna, secondo loro, accettare con gioia e senza proteste. Ci troviamo di fronte all’imperatore, del tipo che ti nomina senatore il cavallo e ordina di bombardare qualche nemico mentre gioca a golf, che in molte occasioni riveste anche il ruolo dell’antico buffone.
Quel ‘matto’ che nell’antichità accompagnava il sovrano e che poteva metterlo alla berlina con i propri lazzi senza rischiare di perdere la testa (anche se qualche volta non ha funzionato). Trump fa anche sorridere. Me ne sono accorto parlando con gente comune, quella che si incrocia ogni giorno, che trova divertente il suo modo di argomentare da vero e proprio bullo.
‘Ma dai – è la sintesi – lo fa apposta, parla terra terra e la spara grossa per attirare attenzione… ma mica ci crede a quel che dice…’. Non sono d’accordo, penso al contrario che Trump con la schiera di consiglieri e suggeritori che lo sostengono, stia invece seguendo un piano ben preciso, studiato a tavolino. Non adesso, ma da anni, che ora si dispiega. Da sempre Trump ha fatto suo e applica adesso in ogni momento il mero principio utilitaristico. Senza limiti, se non la sua morale come ha affermato, che però ha sempre un prezzo e si può comprare. Lo dimostra platealmente la sua proposta di sostituire l’Onu con il Board of Peace. Organismo a pagamento, dove per entrare bisogna sganciare un miliardo al nostro Comandante in capo che poi decide se sei degno di partecipare e di parlare con lui e i suoi amici. Una sorta di club di super ricchi che deciderà delle sorti del pianeta. E badate che non ci sarà il destino del pianeta nei loro pensieri ma soltanto l’affare del momento, quello che potrà arricchirli ancora di più. Niente regole né diritti, solo la forza che lo autorizza a prendersi la Groenlandia, a punire a colpi di dazi chi non vuol obbedire e cerca di resistere.
DOMANI A DAVOS
Nel suo intervento a Davos il presidente Trump reciterà il suo monologo davanti alla platea di miliardari che hanno organizzato l’evento per compiacerlo. Almeno per adesso, perché chi vive d’affari è sempre lesto a cambiar casacca e padrone. Tornerà a ribadire che si prenderà la Groenlandia sicuro che l’Europa starà a cuccia; che rimetterà tutto in discussione e aumenterà i dazi a chiunque si opporrà al suo volere che lui identifica come strategico per gli Usa; proporrà il suo Club per la pace, a invito e a pagamento, magari per sistemare Gaza e trasformarla in paese della cuccagna. E l’Europa?
Qualcuno ha già cominciato a pensare a quella che potrebbe essere l’arma fine mondo per l’alleato americano: niente bombe, solo l’ordine a tutti i potentati finanziari europei di vendere il debito americano. Soltanto averlo pensato ha fatto sollevare il sopracciglio al ministro del Tesoro americano, che subito ha minacciato: non azzardatevi.
Questi ‘lor signori’ ti prendono a schiaffi e calci e tu devi solo rispondere: grazie, colpisci anche qui. Bisognerà resistere, sapendo che anche questa strategia, che oggi sembra vincente, ha un limite: funziona nel breve periodo, ma quando ‘lor signori’ si accorgeranno che i loro prodotti invece di circolare liberamente dappertutto si troveranno di fronte barriere, dazi e intralci regolamentari, beh c’è da scommettere che cambieranno leader, magari insieme al ‘popolo’ americano che dopo la sbornia di chiacchiere a quel punto si renderà conto che le tasche sono più vuote di prima.
Per ultimo, una parola sulle forze politiche e di pensiero progressiste per il bene comune tramortite dall’ondata trumpiana. Niente sconti, hanno una grande responsabilità, è colpa loro se alla fine ha vinto Trump. Adesso non basta per farsi notare e sperare di essere ri-eletti, sproloquiare contro il cattivone. Bisogna cambiare registro, trovare un altro racconto, mostrare e convincere con vere e adeguate soluzioni alternative che quel fantastico mondo di Trump e company conviene solo a loro. Che cambiare è possibile, che si può davvero vivere meglio insieme e non dando sempre la caccia a qualcuno.
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