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Iran, spari sulla folla per sedare le proteste: si parla di 65 vittime. Khamenei: “Sabotatori”

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ROMA – Represse col sangue le proteste anti-governative che in Iran dilagano da quasi due settimane, a causa della crisi economica e dall’inflazione, con manifestazioni di piazza, incendi e rivolte. Il regime ha risposto con il blocco quasi totale di internet, migliaia di arresti e con un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza nelle strade. Che, stando a quanto riferito dai medi locali, hanno cominciato a sparare sulla folla. Nelle immagini circolate sui social si vedono le forze di sicurezza che sparano sulla folla con fucili e pistole. Le Ong hanno parlato di “65 manifestanti uccisi” e di 2 mila arresti. Ma per l’ayatollah Ali Khamenei i manifestanti sono soltanto “un gruppo di vandali” e ha parlato di “sabotatori” dicendo: “La Repubblica Islamica non cederà di fronte ai sabotatori”.

Khamenei ha accusato i manifestanti di protestare per compiacere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un duro intervento nel caso di uccisioni di dimostranti da parte delle forze di sicurezza. I registi iraniani pluripremiati Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof, in una dichiarazione congiunta sui social, hanno denunciato “gli strumenti di repressione più sfacciati” usati dal regime contro milioni di manifestanti nelle strade, a partire dal blocco di internet. I due registi rivolgono anche un appello alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e ai media per “trovare immediatamente il modo di facilitare l’accesso alle informazioni vitali in Iran, attivando piattaforme di comunicazione e monitorando ciò che accade nel Paese” e non lasciare i propri concittadini  indifesi. 

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