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In mostra i segreti dei dipinti incompiuti ai Musei Capitolini a Roma

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Fino al 12 aprile “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”

Roma, 15 gen. (askanews) – Ai Musei Capitolini il progetto “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” – in mostra dal 15 gennaio al 12 aprile 2026 – un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti conservati presso la Pinacoteca Capitolina.L’esposizione – organizzata dall’Accademia di Belle Arti e dalla Pinacoteca Capitolina all’interno del Progetto EAR (Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione Europea (NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR) – rivela le fasi di ideazione e realizzazione delle opere, mettendo in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all’occhio umano.La curatrice Costanza Barbieri (coordinatrice del Work Package 2 di EAR – Enacting Artistic Research e docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma) nella Sala VI, dedicata interamente a Guido Reni, ha spiegato: “Si passa da opere cinquecentesche, come Garofalo, il cosiddetto Raffaello di Ferrara, a Jacopo Palma Il Vecchio, un contemporaneo di Giorgione e Bellini, fino a Guido Reni che rappresenta il nucleo più significativo di tutti i non finiti della Pinacoteca”, ha spiegato. “Come abbiamo approcciato il tema del non finito? Intanto coinvolgendo gli studenti dell’Accademia, alcuni hanno partecipato con delle macrofotografie, esperti di fotografie e video hanno realizzato delle indagini specifiche su alcuni particolari dell’opera”, ha aggiunto la docente.E così l’incompiuto di Benvenuto Tisi detto il Garofalo, è stato messo a confronto con un’analoga opera proveniente dalla Galleria Cantore di Modena e tramite delle cornici digitali si può sfogliare in modo virtuale le fotografie del disegno preparatorio. E ancora “Cristo e l’adultera” di Jacopo Palma il Vecchio rappresenta un caso di studio particolare: più che a un semplice non finito, siamo davanti un’opera ridipinta per modificarne l’originario significato. “Un percorso di scavo, quasi fosse uno scavo archeologico, che ci permette di comprendere, strato per strato, come è stata realizzata l’opera”, ha concluso Barbieri.L’altro curatore, Claudio Seccaroni (ENEA), all’ingresso della Pinacoteca dove si trova il Sarcofago strigilato con i busti dei coniugi, ha rivelato:”Come molti altri sarcofagi di epoca romana le figure dei defunti hanno il ritratto abbozzato, proprio perché venivano ‘preconfezionati’ in botteghe in Asia Minore e poi una volta acquistati venivano personalizzati ad hoc”.Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Roma nell’ambito del Progetto EAR – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Catalogo edito da Artemide Edizioni.Il progetto espositivo rappresenta uno dei principali risultati del progetto EAR – ENACTING ARTISTIC RESEARCH (Work Package 2, diretto da Costanza Barbieri), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso i fondi PNRR destinati a partenariati strategici e alla promozione dell’internazionalizzazione della ricerca nel sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale del Ministero dell’Università e della Ricerca. Il progetto EAR riunisce le Accademie di Belle Arti di Roma (capofila) Firenze e Brera, i Conservatori di L’Aquila e Roma, in partenariato con la sezione INFN dell’Università di Roma Tre e con l’Università Politecnica delle Marche, con l’obiettivo di promuovere l’interazione fra ricerca artistica e ricerca scientifica.

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