ROMA – Alle origini semplici lanterne a gas. Poi tecnologie sempre più evolute, in grado di interagire in modo “intelligente”. Ora è allo studio la quarta luce: il “bianco”. Anche per i semafori è tempo di rivoluzioni tecnologiche connesse alle smart road e alla guida autonoma che porteranno con sé cambiamenti su diversi piani.
“L’idea del semaforo “bianco” nasce nel contesto della mobilità connessa e della guida autonoma – spiega Luigi Di Matteo, responsabile dell’Area tecnica di Aci – Oltre ai classici rosso, giallo e verde, il bianco servirebbe a indicare che l’incrocio è gestito principalmente dai veicoli autonomi e dai sistemi digitali di coordinamento. In pratica, quando compare la luce bianca, i veicoli connessi comunicano tra loro e con l’infrastruttura, ottimizzando automaticamente il passaggio all’incrocio. Per gli automobilisti il significato sarebbe semplice: seguire il flusso del veicolo che precede, mentre il sistema coordina i movimenti complessivi. L’obiettivo è ridurre tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico e sfruttare le capacità di calcolo e comunicazione dei veicoli autonomi”.
IN CHE MISURA LA TECNOLOGIA DELLE “SMART ROAD” POTRÀ ALLEGGERIRE I VOLUMI DI TRAFFICO?
“Le smart road non eliminano il traffico in senso assoluto, ma possono renderlo molto più efficiente. Attraverso sensori, telecamere, sistemi di comunicazione veicolo-infrastruttura e analisi dei dati in tempo reale, la rete stradale può adattarsi alle condizioni del momento. Questo significa, per esempio, semafori che regolano i tempi in base ai flussi effettivi, sistemi di informazione che suggeriscono percorsi alternativi e gestione dinamica delle corsie o dei limiti di velocità. Tutto ciò contribuisce a ridurre congestioni, tempi di percorrenza e anche emissioni. Gli studi indicano che con una diffusione significativa di veicoli connessi e autonomi, la capacità delle infrastrutture potrebbe aumentare senza necessariamente costruire nuove strade”.
LA SMART ROAD: INCOGNITA O OPPORTUNITÀ PER LA SICUREZZA STRADALE?
“È soprattutto un’opportunità, anche se non priva di sfide. La sicurezza stradale oggi dipende in larga parte dal comportamento umano, e molti incidenti sono causati da distrazione, velocità eccessiva o errori di valutazione. Le tecnologie di guida assistita e autonoma possono ridurre questo fattore umano. Le smart road aggiungono un ulteriore livello di sicurezza: segnaletica digitale, comunicazione tra veicoli e infrastrutture, segnalazioni anticipate di incidenti o ostacoli, monitoraggio delle condizioni della strada. Tutti elementi che permettono di prevenire situazioni di rischio. Naturalmente restano questioni da affrontare, come l’affidabilità dei sistemi, la sicurezza informatica e la convivenza tra veicoli tradizionali e autonomi. Ma nel complesso la direzione è quella di un sistema di mobilità più sicuro”.
QUESTO È IL FUTURO. MA COME SI È ARRIVATI FIN QUI?
“I primi semafori risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Il primo dispositivo per regolare il traffico fu installato a Londra nel 1868: funzionava con bracci meccanici e lampade a gas, simili ai segnali ferroviari. Con la diffusione dell’automobile, all’inizio del Novecento, comparvero i primi semafori elettrici negli Stati Uniti. Negli anni Venti si affermò il sistema a tre colori – rosso, giallo e verde – che ancora oggi utilizziamo. Nel secondo dopoguerra arrivarono i sistemi coordinati tra più incroci e, più tardi, i semafori gestiti da computer e sensori per adattare i tempi al traffico reale. Oggi si parla di semafori intelligenti: dispositivi connessi che dialogano con i veicoli, integrati nelle infrastrutture digitali delle smart road. In prospettiva, con la diffusione della guida autonoma, i semafori potrebbero diventare sempre più sistemi di gestione del traffico basati su dati e comunicazione diretta con i veicoli, fino a includere nuovi segnali – come la luce bianca – pensati proprio per coordinare il traffico del futuro”.
(Fonte: Romamobilità.it)
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