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Il rating di legalità funziona e dovrà avere sempre più valore

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Dalle gare pubbliche al fisco: l’”Economy-RSM Award-Legalità e profitto 2026″ diventa un vantaggio competitivo

La notizia sembra riguardare soltanto 17 mila imprese, sulle oltre 4 milioni che si contano in Italia. Ma in realtà riguarda tutti noi italiani, perché ci aiuta a vivere meglio: cioè nella legalità.

Queste 17 mila imprese di cui si è parlato ieri in un convegno al Senato sono quelle che hanno conseguito il “Rating di legalità”, ossia la “medaglia al valor legale” istituita per legge nel 2012, gestita dall’Autorità Antitrust con la consulenza dell’Autorità Anticorruzione. Una medaglia, appunto il rating, che certifica l’assoluto rispetto di ogni normativa da parte delle imprese che la conseguono.

Al Senato, nella sala della Biblioteca Spadolini in piazza della Minerva, una rappresentanza di 100 tra queste imprese eccellenti dotate del rating ha ricevuto il premio “Legalità e Profitto Award”, organizzato per il quinto anno consecutivo dalla testata Economy in collaborazione con Rsm, società di revisione.

Il premio viene assegnato alle imprese che, oltre ad avere il rating, si distinguono per redditività e stabilità economica. Imprese oneste e profittevoli, insomma: per ribadire che anche nel nostro Paese è possibile fare buoni affari, e guadagnare, rispettando scrupolosamente le leggi.

Per la sottosegretaria al Mimit Mara Bizzotto, il rispetto della legalità è un’architrave del vivere civile, va promosso anche attraverso uno strumento potente come il rating, ed è opportuno che i vantaggi derivanti alle imprese dal rating aumentino: già oggi molte gare pubbliche inseriscono il rating tra i requisiti preferenziali, e questa valutazione dovrà estendersi a un sempre maggior numero di appalti.

Più in generale, come ha sottolineato il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione Giuseppe Busia, è necessaria una collaborazione sempre più stretta tra settore pibblico e privato per costruire e rafforzare una cultura condivisa della buona amministrazione e della gestione responsabile.

Un percorso che, secondo Busia, non serve solo a premiare giustamente le imprese virtuose ma a favorire lo “sviluppo sano del Paese”.

Un intervento dell’ex sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, ha ricordato a tutti come l’impegno per la legalità possa ridare smalto e slancio anche a territori difficili come il Comune campano dove proprio grazie all’impegno degli imprenditori contro il racket si è assistito a una vera e propria rinascita civile ed economica.

Una breve intervista con l’imprenditore-coraggio Pippo Callipo, che in Calabria ha dovuto affrontare con l’aiuto delle istituzioni un vero e proprio assedio malavitoso per aver rifiutato di piegarsi al racket ha testimoniato come la resistenza ai ricatti sia stressante ma possibile e alla fine risulti premiante.

Interessante la proposta scaturita infine dalla tavola rotonda “Vantaggi (e fatiche) della legalità”, su spunto dell’avvocatessa Alessandra Cerreta, presidente di Secursat e di Massimiliano Mancusi, avvocato e presidente dell’impresa Mancusi – che con Banca Ifis e Asja Energia di Agostino Re Rebaudengo – hanno collaborato e reso possibile l’evento: la proposta è di inserire un piccolo differenziale fiscale a favore delle imprese che si sobbarcano all’impegno, ed anche ai costi gestionali, del conseguimento del rating di legalità.

La possibilità, insomma, di recuperare almeno in parte i costi del rating con uno sconto fiscale. Il cantiere è aperto, insomma, anche in vista dell’imminente avvicendamento al vertice dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, ossia l’Antitrust, che gestisce il rating.

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