ROMA – In Zimbabwe il presidente Emmerson Mnangagwa ha siglato un “decreto di clemenza” che consiste in una amnistia per oltre 4mila detenuti condannati per reati non violenti. La stampa africana conferma che stamani, dall’istituto penitenziario centrale di Harare, sono già usciti 4.305 detenuti, tra cui 233 donne. Stando a dati ufficiali relativi al 2025, in Zimbabwe vivono dietro le sbarre oltre 24mila persone.
Dal carcere stamani non sono usciti gli autori di crimini violenti e contro la persona, né individui condannati per reati collegati alla contestata ‘Legge per il mantenimento della pace e dell’ordine’, emanata nel 2019 per limitare manifestazioni e iniziative di dissenso, in risposta ai disordini pre e post elettorali che tra il 2016 e il 2017 portarono alle dimissioni di Robert Mugabe, il predecessore di Mnangagwa, che era al potere da 37 anni.
La grazia presidenziale arriva infatti in un nuovo momento di scontro politico nel Paese. A ottobre lo Zanu-Pf, partito che guida lo Zimbabwe da 45 anni, ha proposta una riforma che punta ad estendere di due anni il mandato presidenziale per l’83enne Mnangagwa, fino al 2030. Le opposizioni la contestano, ricordando che non solo Mnangagwa dovrebbe lasciare l’incarico nel 2028, ma che ha anche raggiunto il limite massimo dei due mandati consentito dalla Costituzione. Alcune opposizioni e organismi della società civile hanno anche denunciato la riforma come “un tentativo di colpo di stato”.
Il disegno di legge non ha completato l’iter legislativo: attende il passaggio in parlamento, dove tuttavia lo Zanu-Pf può contare su una larga maggioranza.
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A 95 anni è morto Robert Mugabe, leader controverso dello ZimbabweLe notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
