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HomeAttualitàIl difficile equilibrio di Kim Jong Un tra Russia e Cina

Il difficile equilibrio di Kim Jong Un tra Russia e Cina

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L’asse è oggi spostato verso Mosca, rapporti con Pechino freddi
Roma, 27 mar. (askanews) – Kim Jong Un ha imparato dal nonno, il fondatore della Repubblica democratica popolare di Corea (DPRK) Kim Il Sung, come muoversi tra due potenze sempre in bilico tra l’alleanza e la concorrenza come la Russia e la Cina e sa che spostarsi troppo verso l’una aliena i rapporti con l’altra. Tuttavia, l’equilibrio non è mai facile e, in questo momento, la linea del leader supremo di Pyongyang sembra un po’ squilibrata a favore dei rapporti con Mosca.
Il ministero sudcoreano dell’Unificazione ha segnalato in un rapporto oggi che “il fulcro della diplomazia nordcoreana è la Russia” in questo momento e Kim sta “cercando scambi a tutto campo per massimizzare i benefici derivanti dal dispiegamento militare”. Dopo la firma dell’accordo di partenariato strategico, avvenuta in occasione della visita a Pyongyang del presidente russo Vladimir Putin, la Nordcorea ha inviato circa 11mila soldati in Russia per combattere al fianco dei militari della Federazione contro l’Ucraina.
Non solo. Secondo Seoul, Kim ha anche iniziato a rivolgersi a Putin con il termine di “compagno” a partire da agosto 2023. E i preparativi per una visita in Russia del capo del regime nordcoreano – secondo quanto ha riferito oggi il viceministro degli Esteri russo Andrey Rudenko – sono in pieno svolgimento.
Non c’è, invece, in vista un incontro con il presidente cinese Xi Jinping, che notoriamente non ha un grande feeling col più giovane vicino. Pyongyang – a quanto segnala il ministero sudcoreano – vorrebbe rendere meno freddi i rapporti con Pechino, promuovendo la ripresa dei tour di gruppo per turisti cinesi e riavviando i lavori sul ponte sul fiume Amnok (Yalu) sul lato nordcoreano, previsto da un accordo bilaterale del 2009 e destinato a sostituire quello esistente che collega Sinuiju a Dandong. Immagini satellitari recenti mostrano che sul lato nord sono in corso lavori per un’area doganale di circa 172.500 metri quadrati – più ampia dei 150.000 metri quadrati previsti sul lato cinese – a indicare l’intenzione di Pyongyang di riattivare il commercio transfrontaliero.
Nonostante questi segnali, Pechino mantiene un atteggiamento piuttosto distaccato: i tour di gruppo per cittadini cinesi non sono ancora ripresi e il miglioramento delle relazioni bilaterali “potrebbe richiedere tempo”, secondo il ministero sudcoreano.
Sul fronte economico, Seoul stima che il cosiddetto “beneficio russo” derivante dall’invio di truppe a sostegno di Mosca ammonterebbe a circa 3 miliardi di dollari l’anno – pari al 30% del bilancio statale nordcoreano – sufficiente a finanziare i progetti politici di Kim (ospedali, fabbriche regionali e altre infrastrutture), sebbene la Russia non abbia ancora corrisposto tutti i fondi pattuiti.

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