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Gaza, l’appello ai civili: “Non correte a nord, è troppo rischioso”

ROMA – “Troppo pericoloso” tornare nel nord della Striscia di Gaza: lo riferisce la Protezione civile della Striscia (La Gaza Civil Defence), rivolgendosi alle persone sfollate da quelle zone: “Non abbiate fretta a tornare” si legge ancora in una dichiarazione dell’organismo, secondo cui il ‘corridoio Netzarim’, che divide la regione settentrionale dal resto della Striscia, “resta ancora vietati ai civili. Ci preoccupano strascichi di guerra”.

Il gruppo suggerisce: “La crisi della Striscia di Gaza può essere risolta solo da una risoluzione internazionale che consenta l’apertura permanente di tutti i valichi”, riferendo inoltre che “il 90% delle case nella Striscia di Gaza settentrionale è stato completamente o parzialmente distrutto e tornarci rappresenta un pericolo”.

Dall’annuncio del cessate il fuoco mercoledì, che comporterà anche il rilascio, in tre fasi, di tutti gli ostaggi israeliani catturati da Hamas, l’esercito israeliano ha colpito “50 obiettivi terroristici” in tutta la Striscia, come riferiscono le Forze armate di Tel Aviv. In totale 122 palestinesi hanno perso la vita tra cui 33 bambini, portando il bilancio dei morti dal 7 ottobre 2023 ad almeno 46.899, secondo il ministero della Sanità di Gaza. Quel giorno, nell’attacco di Hamas e di gruppi armati correlati, in Israele morirono oltre 1200 persone.

Mentre cresce l’attesa per l’accordo che dovrebbe scattare alle 20.30 di domani, cresce l’appello all’apertura dei valichi di frontiera, a cui si aggiunge Medici Senza Frontiere: “Accogliamo con sollievo l’accordo per un cessate il fuoco temporaneo a Gaza- scrive l’organismo- anche se arriva con un ritardo di 465 giorni e oltre 46.000 persone uccise. Il governo israeliano, Hamas e i leader mondiali hanno tragicamente fallito nel proteggere la popolazione di Gaza, non riuscendo a trovare e far rispettare prima un’intesa per un cessate il fuoco duraturo”. Nel frattempo “i bisogni umanitari sono saliti a livelli catastrofici, soddisfarne anche solo una parte sarà possibile solamente attraverso un rapido e massiccio aumento degli aiuti umanitari in tutta Gaza.

Monica Minardi, presidente di Msf, aggiunge: “Chiediamo alle autorità israeliane di porre fine al blocco e di garantire un massiccio aumento degli aiuti umanitari, le evacuazioni mediche e l’accesso al nord della Striscia, che è sotto assedio dall’ottobre 2024. Chiediamo anche a Israele, ad Hamas e agli altri gruppi e organizzazioni che controllano Gaza di rispettare l’accordo e di garantire la sicurezza dell’assistenza umanitaria alla popolazione”.Minardi avverte: “Per più di 15 mesi, le stanze degli ospedali sono state piene di pazienti con arti amputati e altri traumi causati dagli attacchi, e da persone angosciate alla ricerca dei corpi dei loro familiari. Le strutture sanitarie e il personale medico sono stati attaccati e 8 membri dello staff di MSF sono stati uccisi durante questa guerra. Infine, anche il numero di persone detenute arbitrariamente a Gaza e in Cisgiordania è spaventoso”.

UNICEF: “PRONTI 2MILA CAMION AIUTI PER ASSISTERE CIVILI”

L’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e l’adolescenza, si è già mobilitato per portare aiuti immediati alla popolazione di Gaza in vista dell’inizio del cessate il fuoco temporaneo di domattina: lo ha riferito la portavoce Rosalia Bollen, parlando con l’emittente Al Jazeera.”Come Unicef- ha detto- abbiamo 1.300 camion di aiuti pronti a entrare, e altri 700 camion che seguirebbero immediatamente. Non siamo soli” assicura, riferendo che sul terreno ci sono anche “altri attori umanitari mobilitati per avere queste forniture pronte”.La responsabile parla dal campo profughi di al-Mawasi a Gaza: “Qui- riferisce ancora – molte famiglie sono arrivate, in fuga da Gaza City, nel nord, e ora vorrebbero tornare alle loro case”. Pertanto “possiamo aspettarci uno spostamento della popolazione che sarà caotico da sud a nord e che richiederà anche che il centro di gravità dell’operazione umanitaria si adatti e si muova insieme alla popolazione”.
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