PALERMO – È morto a Palermo Bruno Contrada, ex dirigente di polizia e numero tre del Sisde in uno dei periodi più sanguinosi per il capoluogo siciliano: quello della guerra di mafia degli anni Ottanta scatenata dai corleonesi di Totò Riina contro le famiglie palermitane. Contrada, di origine napoletana, aveva 94 anni. Il suo nome è legato ad una delle vicende più intricate della giustizia italiana, iniziata nel dicembre del 1992, l’anno delle stragi, con il suo arresto.
L’accusa era di concorso esterno in associazione mafiosa. Un iter giudiziario lunghissimo, che si concluse nel 2007: la condanna in primo grado a dieci anni, poi la successiva assoluzione in appello con la Cassazione che decise di annullare l’ultima sentenza e rinviare gli atti ai giudici di secondo grado; qui una nuova condanna che divenne definitiva in Cassazione con dieci anni di reclusione. Contrada, che si è sempre professato innocente, finì in carcere e successivamente ai domiciliari con diversi problemi di salute. I suoi legali hanno sempre tentato la revisione del processo e nel 2014 una parziale vittoria per l’ex 007: la Corte europea dei diritti dell’uomo sancì che Contrada non avrebbe dovuto essere processato dal momento che il reato contestatogli al tempo “non era sufficientemente chiaro”.
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