Roma, 7 feb. (askanews) – Domani gli elettori giapponesi saranno chiamati a rinnovare la Camera bassa in un voto anticipato che rappresenta un banco di prova decisivo per la premier Sanae Takaichi e per la coalizione di governo formata dal Partito liberaldemocratico e dal Partito dell’innovazione giapponese. La consultazione arriva dopo una campagna brevissima, segnata da temi come caro-vita, politica economica, sicurezza e rapporti con Cina e Stati uniti, mentre i sondaggi indicano un possibile successo netto della maggioranza uscente.
Takaichi, prima donna a guidare il Paese e in carica da ottobre, ha fatto leva sulla propria popolarità e su uno stile improntato al “lavor, lavoro, lavoro”, che secondo gli analisti ha conquistato soprattutto una parte dell’elettorato giovane. Le ultime rilevazioni prospettano una vittoria ampia del suo partito alla Camera bassa e la possibilità che la coalizione superi quota 300 seggi sui 465 totali, contro una maggioranza risicata detenuta dopo la sconfitta del 2024. Il traguardo minimo per governare è fissato a 233 seggi, mentre una maggioranza stabile richiede almeno 243 deputati e quella dei due terzi, necessaria anche per riforme costituzionali, ne richiede 310.
La premier ha definito il voto come un giudizio diretto sulla sua permanenza alla guida del Paese e sulle sue politiche divisive, affermando che “se il Partito liberaldemocratico non otterrà la maggioranza, mi dimetterò”. Una vittoria larga con il sostegno del partner minore di coalizione potrebbe imprimere una svolta a destra in materia di sicurezza, immigrazione ed esportazioni militari, mentre avanzano forze populiste come il partito nazionalista Sanseito. Sul fronte opposto, il Komeito, sostenuto dall’organizzazione buddista Soka Gakkai e separatosi dall’alleanza con il Partito liberaldemocratico, ha costruito un cartello centrista con l’opposizione del Partito costituzionale democratico promettendo una sicurezza “realistica”, un mondo senza armi nucleari e politiche a favore della diversità. I sondaggi non registrano una forte crescita di questa nuova formazione, che rischia di morire prima ancora di essere nata.
Secondo gli analisti, soprattutto gli elettori giovani percepiscono come irrealistiche le proposte pacifiste e antinucleari del centrosinistra, alla liuce del contesto geopolitico in cui il Giappone si trova. Takaichi, dal canto suo, ha promesso di rivedere entro dicembre le linee guida su sicurezza e difesa per rafforzare le capacità militari offensive del Giappone, allentare il divieto di esportazione di armi letali e aumentare la spesa militare anche in risposta alle pressioni del presidente statunitense Donald Trump.
Nel corso della campagna la premier ha però attenuato i toni più duri su Pechino, dopo che sue dichiarazioni su un possibile coinvolgimento giapponese in caso di azioni militari cinesi contro Taiwan avevano provocato ritorsioni economiche e diplomatiche. Nei comizi finali ha preferito concentrarsi su crescita, immigrazione e misure per gli stranieri, difendendo anche i benefici di uno yen debole. In un intervento a Kawasaki ha osservato che “con uno yen forte le esportazioni perdono competitività” e che “uno yen debole è una grande opportunità per le industrie orientate all’export”, ribadendo l’intenzione di puntare su una politica fiscale aggressiva per rendere l’economia più resiliente.
L’ultimo giorno di campagna ha visto i leader politici impegnati nelle piazze delle principali città. A Tokyo, il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha avvertito che “l’opposizione è disperata, non dobbiamo abbassare la guardia”. Il co-leader centrista Yoshihiko Noda ha cercato di consolidare il voto anti-governativo, mentre il numero due del Partito dell’innovazione Fumitake Fujita ha rivendicato come il suo partito è “sia l’acceleratore sia il motore dell’amministrazione Takaichi”. Il leader del Partito democratico per il popolo Yuichiro Tamaki ha promesso di “portare avanti la politica dal punto di vista dei contribuenti”, e il capo di Sanseito Sohei Kamiya ha mobilitato i sostenitori a Sendai per uno sprint finale.
Tra le incognite del voto figurano l’impatto delle nevicate record nel nord del Paese, che potrebbero ostacolare l’affluenza o ritardare lo scrutinio, e le ricadute degli scandali sui fondi politici e sui legami del Partito liberaldemocratico con la Chiesa dell’Unificazione emersi dopo l’assassinio nel 2022 dell’ex premier Shinzo Abe. L’opposizione chiede chiarimenti su nuovi documenti che collegherebbero Takaichi e il suo partito al controverso movimento religioso, al centro di centinaia di cause civili.
In totale sono 1.284 i candidati in corsa, con 289 seggi assegnati in collegi uninominali e 176 con il proporzionale. Le donne rappresentano il 24,4 per cento dei candidati, un record per il Giappone ma ancora lontano dalla parità auspicata dal governo. L’affluenza sarà osservata con attenzione, soprattutto tra i giovani, tradizionalmente poco presenti alle urne: nel 2024 votò il 53,85 per cento degli aventi diritto, con percentuali molto più basse tra i diciottenni e diciannovenni.
