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Dl Ucraina, governo verso fiducia dopo mossa vannacciani con emendamento

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Roma, 9 feb. (askanews) – Si va verso il voto di fiducia sul dl Ucraina, domani nell’aula della Camera, per sterilizzare la ‘mossa’ dei tre vannacciani, Emanuele Pozzolo, Rossano Rosso ed Edoardo Ziello che con un emendamento soppressivo del provvedimento che invia armi a Kiev, puntano a far emergere i mal di pancia nella Lega.

Il decreto legge è in prima lettura e gli emendamenti depositati sono solo una manciata (quattordici delle opposizioni oltre a quello di Pozzolo-Rosso-Ziello). Tra l’altro, i tempi non sono stretti: la conversione del decreto deve avvenire entro i primi giorni di marzo e il Senato avrebbe circa un mese intero per esaminare un testo di soli tre articoli. La contromossa della maggioranza mira però a stringere i ranghi, di fronte all’esordio parlamentare di Futuro nazionale con l’atto di nascita di una destra alla destra della coalizione di centrodestra. Salvo che Vannacci non decida, all’ultimo, di dare l’indicazione ai ‘suoi’ di votare contro il provvedimento ma a favore della fiducia al governo. Riflessioni, secondo quanto si apprende, sono in corso.

Intanto, i tre vannacciani mettono il dito nella piaga: “vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli italiani e soprattutto quanti assenti ci saranno tra le file della Lega che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky ma poi, nei fatti, si smentisce clamorosamente e vota sempre a favore”. Non appena circolano le indiscrezioni sulla fiducia, Ziello sottolinea: è la “prima vittoria di Futuro Nazionale con Vannacci” e Salvini scappa per “paura del voto”. Poi ricorda che restano comunque sul tavolo “i nostri tre ordini del giorno che contengono lo stesso impegno e il voto finale del decreto stesso”.

Nella Lega, in occasione del voto sulla risoluzione a sostegno del decreto, si erano contati sette parlamentari che non avevano partecipato al voto (tra cui il Domenico Furgiuele che aveva ospitato la conferenza stampa sulla remigrazione, poi annullata) e proprio sui ‘malpancisti’ spera Futuro nazionale. Sembra difficile tuttavia che dopo la rottura conclamata tra Salvini e Vannacci, qualche deputato nella Lega possa sottrarsi agli ordini di scuderia. Ma questo si vedrà alla prova del voto. Proprio oggi, da Trieste, il leader leghista ha ribadito che quello con l’ex generale è un “capitolo chiuso, non può essere un alleato della coalizione”.

Sull’ipotesi fiducia vanno a testa bassa contro il governo Meloni le opposizioni. La maggioranza è “divisa”, “sempre più commissariata dalla Lega, che a sua volta appare sotto lo scacco di Vannacci”, afferma il dem Peppe Provenzano, il quale aggiunge: “la verità è che in politica estera, su questioni delicate, la maggioranza non c’è più e il governo appare paralizzato dalle proprie contraddizioni”. Per il leader Avs Angelo Bonelli si tratta della “ennesima fiducia usata dal governo come una forzatura per impedire il confronto parlamentare e per coprire” una “profonda spaccatura”. Fonti del M5S invitano a non confondere i piani e tengono a marcare le differenze con i vannacciani e si smarcano da eventuali “strumentalizzazioni” di chi mira ad un “restyling della propria immagine su Kiev e pacifismo dopo 4 anni di legislatura passati a votare la linea Meloni”. Riccardo Magi definisce “soldatino di Putin” l’ex generale e la fiducia il “segnale che la maggioranza non è compatta sul sostegno a Kiev e che le sirene vannacciane sono più forti di quelle meloniane”. Poi guarda nel campo largo: “Spiace che oltre all’emendamento filo-russo dei vannacciani ci siano anche quelli di forze di opposizione”. Come Carlo Calenda, che ironizza: “Avs, M5s e Vannacci votano contro gli aiuti all’Ucraina. Continuerete a fingervi morti Pd, Italia Viva e altri associati del Campo largo? Il 21 io parto per l’Ucraina per onorare chi combatte da quattro anni per la libertà. Se non avete judo o pilates cari amici Matteo Renzi Elly Schlein e co, potreste aggiungervi”.

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