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Cronista insultata a corteo Pro Pal: “Clima incandescente, mi sono sentita fuori casa in casa mia”

(Adnkronos) – “Chiunque dovrebbe poter svolgere il proprio lavoro senza dover temere per la propria incolumità. Il clima, però, era incandescente; mi sono sentita fuori casa in casa mia, in una città, Milano, in cui ho vissuto per tantissimi anni e che amo”. E’ uno sfogo amaro quello di Giulia Sorrentino, giornalista al quotidiano Il Giornale, che all’Adnkronos racconta quanto le è accaduto oggi al corteo Pro Pal di Milano, dove alcuni attivisti, dopo averla riconosciuta, le hanno fatto capire, senza mezzi termini, di essere persona ‘non gradita’ in quel contesto.  

“Ero appena arrivata al punto di incontro del corteo -dice Giulia- e stavo guardando chi ci fosse, quali fossero le bandiere esposte, insomma quello che fanno tutti i giornalisti quando vanno a una manifestazione per cercare di capire il clima e poterla poi raccontare. Dopo circa 10 minuti sono cominciati i primi mugugni e, come si vede dal video, il ragazzo che teneva in mano il microfono, e in quel momento stava gridando cori per la liberazione di Hannoun, ha fatto notare la mia presenza agli altri. Subito lui ed altre persone mi hanno guardata molto male. Altri si sono recati dai poliziotti dicendo che non volevano che io stessi là, usando parole ingiuriose nei miei confronti. Poi hanno cominciato a gridare ‘Fuori i sionisti dalla piazza’”.  

Dopo aver intonato quei cori, “che cantavano guardandomi negli occhi”, in molti hanno cominciato a urlare ‘Vergogna, vergogna’. E dato che il corteo stava partendo, “pian piano la folla ha cominciato ad avvicinarsi, le persone erano sempre più vicine a me, un clima totalmente incandescente”.  

In tutto questo, osserva, “io non avevo fatto alcuna domanda, non avevo detto, né chiesto nulla, stavo semplicemente guardando il corteo. Mi hanno riconosciuta perché seguo il caso Palestina sin dall’inizio”. A quel punto la giornalista ha deciso di allontanarsi e abbandonare il corteo: “Ho immediatamente sentito Il Giornale che, ci tengo a sottolinearlo, soprattutto il direttore Tommaso Cerno, mi ha mostrato massima vicinanza e massimo supporto”.  

Da questo punto di vista, “mi sono sentita completamente tutelata”. Dall’altro lato, invece, “mi sono sentita fuori casa in casa mia; mi sono sentita di non poter camminare liberamente per le strade di Milano, che è una città in cui ho vissuto per tantissimi anni e che amo”. Soprattutto, continua, “non riesco a comprendere il nesso logico delle piazze in cui si professa la parola ‘pace’ e in cui si dice di battersi per la pace con il cacciare in modo violento e veemente una persona che non ha disturbato in alcun modo”.  

Ripensando a questo episodio, quel che resta è l’amarezza: “Provo estrema tristezza -dice la cronista – perché l’incolumità di nessun giornalista, così come di nessuna persona dovrebbe essere messa in pericolo mentre si svolge il proprio lavoro. E se il nostro lavoro è quello di raccontare, non possiamo raccontare le cose vedendole dai social, è nostro dovere andare nei luoghi in prima persona”. Infine, conclude, “c’è un’altra cosa che mi chiedo: dove sono le femministe di sinistra? Perché tacciono in questo momento?”. 

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