martedì, Luglio 16, 2024

News e Investimenti

Breaking News

Caldo estremo sull’Italia, oggi...

(Adnkronos) - Ancora una giornata rovente sull'Italia, colpita da Nord a Sud...

Von der Leyen cerca...

(Adnkronos) - Bocche super cucite in Fratelli d'Italia, ieri, alla vigilia dell'incontro...

Trump sceglie Vance, il...

(Adnkronos) - Donald Trump sceglie il senatore JD Vance come candidato vice...

Biden attacca: “Trump e...

(Adnkronos) - "Ecco l'accordo su J.D. Vance. Parla dei lavoratori. Ma ora,...
HomeAutoprodottiCosti in aumento...

Costi in aumento ma prezzi fermi: imprese ristorazione rischiano collasso

Indagine Oricon (Osservatorio Ristorazione Collettiva e Nutrizione)

Lo stato attuale del settore della ristorazione collettiva è molto precario, con un alto rischio di collasso. Ciò è dovuto alla difficoltà del settore di trovare un equilibrio tra le crescenti spese in energia e materie prime e l’incapacità di adeguare i prezzi e gestire complesse procedure di approvvigionamento.

La ricerca aziendale annuale condotta da Oricon (Osservatorio Ristorazione Collettiva e Nutrizione) indica chiaramente questa tendenza.

L’esplosione dei costi, innescata dall’impennata dei prezzi dell’elettricità e del gas naturale iniziata con la ripresa economica successiva al crollo del Covid, e seguita da un’ulteriore impennata dei prezzi dei prodotti agroalimentari, ha ridotto i margini di profitto delle imprese del settore.

“I dati testimoniano che il settore della ristorazione collettiva è molto attento sia ai consumatori che ai dipendenti, si legge nella nota di Oricon. Oltre, ad affrontare difficoltà economiche continuando a garantire pasti alle categorie più vulnerabili, la ristorazione collettiva non è estranea alla precarietà”.

Rispetto ai risultati devastanti dell’anno 2020 e del 2021, nel 2022 il settore ha registrato una modesta ripresa, che però non basta a scongiurare il rischio di un vero e proprio ‘collasso’ del settore: i ricavi del mercato in appalto nel 2022 hanno superato i 3,7 miliardi di euro (+12,9% rispetto al 2021), a fronte dei quali la fornitura di 770 milioni di pasti (+11,7%).

Pertanto, il numero di pasti serviti ha raggiunto circa il 90% del livello pre-pandemico in termini di volume di vendite e il 91% in termini di valore economico. Tuttavia, si tratta di un dato positivo solo se confrontato con il periodo della pandemia. I costi dell’energia sono tornati a diminuire costantemente nel 2023, ma sono ancora notevolmente alti rispetto al 2020.

I prezzi del gas sono 3,5 volte superiori al prezzo medio del 2020 e quelli dell’elettricità sono tre volte superiori al prezzo medio del 2023, mentre i costi energetici del settore sono stimati in quasi 160 milioni di euro in meno nel 2023 rispetto all’anno scorso, ma ancora 4,5 volte superiori al 2020.

Nel frattempo, i costi alimentari, a differenza dell’energia, continuano a crescere, influenzati da evidenti pressioni speculative: rispetto a quattro anni fa, i prezzi sono ora più alti del 30% e la quota degli acquisti di materie prime sui ricavi è passata dal 29% del 2019 al 36% del 2022.

Le revisioni dei prezzi dei contratti introdotte nel 2022 hanno avuto solo un effetto insignificante e non hanno contribuito a compensare l’aumento dei costi. In termini percentuali, solo il 12% degli aumenti di costo sostenuti dalle lievi revisioni è stato recuperato e l’88% che non è stato recuperato in termini di prezzo ha compromesso il patrimonio dell’azienda.

Inoltre, nel 2022, i costi delle materie prime alimentari per gli appaltatori della ristorazione sono aumentati in media del 22%, con un incremento dei costi di 329 milioni di euro non recuperati in termini di prezzo.

In termini di materie prime, il settore del cibo biologico a chilometro zero sta progressivamente e inesorabilmente avanzando senza un corrispondente aumento del prezzo dei pasti serviti: nel 2015, all’epoca della prima indagine di Oricon, degli ingredienti alimentari acquistati dalle aziende, solo l’11% proveniva da agricoltura a filiera controllata (agricoltura biologica compresa quella biologica) produceva solo l’11%. Questa percentuale oggi è raddoppiata.

Nell’anno 2023, i prodotti a filiera gestita, i prodotti a filiera corta (compresi i prodotti a km 0) e i prodotti certificati rappresenteranno più della metà (56%) degli acquisti alimentari in questo settore della ristorazione (35% nel 2018 e 30% nel 2015). Oltre al mancato adeguamento dei prezzi, è stato rilevato un rapido aumento del divario di prezzo tra prodotti biologici e convenzionali.

Ciro Di Pietro

Immagine di Freepik

Correlati

Fare business e valorizzare il patrimonio culturale: ecco le nuove frontiere del turismo

A Napoli dal 5 al 7 giugno conferenza internazionale del progetto europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020 Be.CULTOUR Rigenerare e valorizzare il patrimonio culturale, responsabilizzando le comunità locali e potenziando le loro capacità imprenditoriali per co-creare e testare innovazioni...

Imprese, per Harmonic Innovation Group integrazione con EHT Holding

60 milioni di capitali raccolti tra finanziamenti di importanti Operatori e investimenti di privati, imprese e Istituzioni L’Assemblea generale degli azionisti di Harmonic Innovation Group Società Benefit ha approvato la fusione con EHT Holding, Consorzio catanese che riunisce 80 aziende,...

Festa dei Fiori al Decumano del Mare

Lo scorso 25 maggio in via de Marinis al centro storico di Napoli si è consumato l’ennesimo atto di violenza inaudita che ha sconvolto la comunità di questa parte della città che oggi viene riconosciuta come “Decumano del Mare”. Cinque...