ROMA – Sono momenti complicati, difficili da spiegare, da comprendere. Il tutto aggravato, come certifica l’ultimo rapporto Ocse, dal fatto che una bella fetta di cittadini ‘non comprende una frase complessa’. Per capire: a ‘gli italiani sono belli…’ ci arrivano; se aggiungi ‘perché seguono un regime alimentare più sano degli…’, ecco è già una frase complessa e non la memorizzano. Chissà, forse è su questo che il presidente Trump e i suoi strateghi fanno affidamento: se basta lanciare uno slogan al momento giusto, che dura poco e i più dimenticano, chi si metterà a ragionare sul fatto che il nuovo slogan dice il contrario di quello di poche ore prima? In mezzo ci siamo noi, che ogni momento ci troviamo di fronte a notizie scatenate da veri e propri matti al potere. Un esempio: ieri Israele ha bombardato il Qatar? Prima aveva avvisato Trump che, a sua volta, subito dopo ha preso il cellulare per avvisare gli emiri del posto. Insomma, qui non siamo più al classico gioco delle tre carte, ma a leader mondiali che giocano a rubamazzo con le nostre vite, i sogni e il futuro dei nostri figli. Adesso abbiamo Putin, il dittatore russo, che si diverte a far sconfinare in Polonia i suoi droni. Perché? Così i suoi scagnozzi militari possono testare la reazione dei paesi Nato, valutare i tempi e le modalità della reazione a possibili futuri attacchi russi. In Europa stiamo a guardare, sperando che pure a noi non cada in testa qualche drone figlio di nessuno.
Ricordo il 9 novembre del 1989, il crollo del Muro di Berlino, centinaia di migliaia di tedeschi fino a quel giorno ‘comunisti’ e divisi dagli altri tedeschi che affollano strade e negozi dell’Ovest. In tanti abbiamo sperato, in quel momento, che saremmo stati tutti più liberi, più sicuri, che il nostro sistema democratico avrebbe vinto dappertutto. Non è stato così, e tra poche ore la mente ci riporterà al tragico 11 settembre del 2001, all’attacco terroristico alle Torri gemelle di New York. E dopo la rappresaglia, le guerre in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e via così fino ad oggi. Dando ragione a chi decenni fa scrisse che no, la democrazia non avrebbe trionfato. Anzi, che bisognava prepararsi allo scontro di civiltà. Torniamo a oggi, al pericolo che vivono i nostri sistemi democratici, troppo deboli, indifesi di fronte agli attacchi quotidiani che arrivano dal populismo di destra e di sinistra. Partendo da Trump, per il quale calza a pennello una parola che ho scoperto da poco: misarchista. Un misarchista, quello che ho capito, è un leader ostile a qualsiasi governo, al controllo delle sue azioni; allo stesso tempo disposto a usare il potere statale conquistato, a quel punto considerato una carica di loro proprietà personale, come arma da usare per abbattere i loro nemici. Il presidente Trump, lo dimostra ogni giorno, è un misarchista straordinario. Attacca tutti quelli che considera suoi nemici, con l’obiettivo dichiarato, anche dal suo vice Vance, di sostituirli con i ‘bravi’ di manzoniana memoria. I conservatori e i populisti reazionari stanno vincendo perché istintivamente comprendono l’importanza primaria di quanto viene prima della scelta politica individuale e cioè i patti e i valori della famiglia, Dio, della nazione e comunità di riferimento. I progressisti, al contrario, hanno visto la società attraverso la lente di politica governativa che non considera chi sta in basso o vive ai margini. Spesso lasciando decidere ai ‘tecnici’ che affogati nei loro studi sociali e con la testa sempre strapiena di dati non colgono quanto accade a livello sociale, agli scombussolamenti in atto, ciò che non può essere quantificato. E diventano immediatamente i nemici di sempre più larghi strati sociali perché appaiono come il partito della classe dirigente d’élite, che non comprende proprio il disgusto, la rabbia e l’alienazione dei meno privilegiati che, sempre di più, assistono al crollo del loro ordine sociale. Battaglia persa? Forse no. Perché Trump e i suoi, alla fine, non cercano di risolvere i problemi. Li rimandano, ricordate le due settimane che ogni volta annuncia Trump? O, al massimo, impacchettano i problemi in soluzioni di possibili business da sfruttare. Pensate a Gaza, distrutta dal governo fascista di Netanyahu e dove Trump già ha in mente di trasformarla in affare per i suoi amici palazzinari costruendo su quelle macerie e tombe una Las Vegas d’Oriente. Quindi sta alle forze più responsabili, se si vuole avere risolvere i problemi con soluzioni che fanno migliorare le condizioni di tutti, aggiornare il proprio linguaggio sforzandosi di elaborare una visione alternativa e credibile su come riparare quell’ordine sociale oggi preda dei populismi e sempre più smembrato.
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