ROMA – Anche Vladimir Putin nel Board of Peace per Gaza. È stato lo stesso Donald Trump a confermare ufficialmente di aver invitato il presidente russo nel nuovo organismo internazionale per la gestione della fase post-bellica nella Striscia.
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INVITATA ANCHE LA CINA
Dopo la Russia, anche la Cina è stata chiamata a far parte del Consiglio. A confermarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, che ha dichiarato: “La Cina ha ricevuto l’invito degli Stati Uniti”, senza precisare se Pechino abbia già deciso di aderire.
Guo ha aggiunto che, nonostante la guerra commerciale e i dazi reciproci, le relazioni tra Cina e Stati Uniti hanno mantenuto “una stabilità complessiva”, sottolineando che “la cooperazione è vantaggiosa per entrambe le parti, mentre lo scontro danneggia entrambi”.
COS’È IL BOARD OF PEACE
Il Board of Peace nasce come organismo internazionale incaricato di promuovere la stabilità, supervisionare la ricostruzione di Gaza e accompagnare una fase di transizione politica e di sicurezza nel territorio palestinese. Tuttavia, secondo lo statuto circolato nelle ultime settimane, il mandato del Consiglio non sarebbe limitato alla sola Striscia, ma potrebbe estendersi anche ad altre aree di crisi.
Il Board sarà presieduto da Trump, che ne sarà il presidente inaugurale, con un ruolo centrale nella definizione dell’agenda e nella composizione dell’organismo.
COME FUNZIONA E CHI DECIDE
Ogni Paese membro avrà diritto a un voto e le decisioni saranno prese a maggioranza, ma tutte dovranno ricevere l’approvazione finale del presidente del Consiglio, cioè Trump. Il presidente potrà inoltre convocare le riunioni “in qualsiasi momento e luogo lo ritenga opportuno” e avrà poteri rilevanti anche sulla permanenza dei membri.
PERCHÉ SERVE UN MILIARDO DI DOLLARI
Il punto più controverso riguarda i criteri di adesione. L’amministrazione Trump ha stabilito che gli Stati che intendono diventare membri permanenti del Board dovranno versare almeno un miliardo di dollari nel primo anno di attività. In assenza di questo contributo, la partecipazione sarà limitata a un mandato massimo di tre anni.
Secondo Washington, la soglia finanziaria servirebbe a garantire risorse adeguate per la ricostruzione e la stabilizzazione. Per i critici, invece, il meccanismo rischia di trasformare il Consiglio in un organismo “a pagamento”, in cui il peso politico dipende dalla capacità economica.
GLI INVITATI DI TRUMP
Trump sent Lukashenko a letter proposing that #Belarus become a founding member of the Board of Peace, a new international organization.#Belarus stance: We are ready to take part in the activities of the Board of Peace, taking into account and hoping that this organization will… pic.twitter.com/V26fjHU42l
— Belarus MFA 🇧🇾 (@BelarusMFA) January 19, 2026
Oltre alla Cina, Trump ha invitato a far parte del Board numerosi leader internazionali. Tra i nomi citati figurano il presidente russo Vladimir Putin, il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. L’elenco comprende anche altri capi di governo e di Stato, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni.
L’invito di Trump a Lukashenko
L’invito di Trump a Lukashenko
I DUBBI SUL SISTEMA MULTILATERALE
Il progetto del Board of Peace ha già sollevato interrogativi sul suo impatto sugli equilibri internazionali. Per struttura, poteri e centralità attribuita al presidente Usa, il Consiglio viene visto da molti osservatori come un possibile rivale o alternativa alle Nazioni Unite, soprattutto nei dossier su sicurezza, ricostruzione e governance post-conflitto.
Un organismo ambizioso, costruito attorno alla leadership americana e al peso finanziario degli Stati membri, che promette di ridisegnare il modo in cui la comunità internazionale affronta le crisi globali. Con il rischio, per i critici, di aprire una nuova stagione di diplomazia “a geometria variabile”.
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