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Agente donna molestata nel carcere minorile del Pratello, Nordio le telefona

BOLOGNA – “Brutta giornata ieri nel carcere minorile bolognese del Pratello. Due agenti sono stati aggrediti e uno ha ricevuto una prognosi di sette giorni. La cosa ancora più grave, però, sono le molestie ricevute da una nostra collega da parte di un detenuto che, da quanto ci é stato riferito, si sarebbe avvicinato e abbassato i pantaloni, con la probabile intenzione di abusarne sessualmente. L’agente, sotto schock, è stata portata in ospedale ed ha avuto, per adesso, una prognosi di sette giorni”. È quanto riferisce Francesco Borrelli, vice segretario regionale del Sappe.”Esprimiamo la nostra solidarietà alla collega oggetto delle volgari attenzioni di questo delinquente- affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale- che deve essere punito in maniera esemplare”. È “del tutto evidente che l’episodio denunciato, non isolato nel nostro settore, pone un enorme problema sulla tutela delle donne in divisa, in particolare di chi lavora in carcere, spesso a contatto anche con detenuti uomini. Chiediamo che vengano attivati i necessari percorsi di sostegno psicologico per la nostra collega”, concludono.

NORDIO CHIAMA L’AGENTE PENITENZIARIA

In merito all’episodio di molestie accaduto presso l’Istituto penale per i minorenni di Bologna, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “appresa la notizia, ha immediatamente telefonato all’agente penitenziaria e le ha manifestato la sua affettuosa e totale solidarietà per il turpe evento di cui è stata vittima”.Il Guardasigilli, si legge in una nota, “ha assicurato un potenziamento dell’attenzione e delle risorse disponibili per evitare altri simili episodi, auspicando un celere intervento della magistratura per la individuazione e la punizione del colpevole”.

GARANTE: “EPISODIO GRAVE”

“Pare essere confermato nella sua gravità l’episodio che ha visto come vittima un’operatrice penitenziaria, alla quale va il sentimento della più stretta vicinanza”. Così il garante dei detenuti del Comune di Bologna, Antonio Ianniello, conferma quanto denunciato oggi dal Sappe: un detenuto del carcere minorile di Bologna si sarebbe avvicinato all’operatrice calandosi i pantaloni “con la probabile intenzione di abusarne”. Il “ragazzo coinvolto – non più presente in istituto – aveva fatto tappa a Bologna, proveniente da altro istituto penitenziario, per dover poi raggiungere un’altra città per motivi di giustizia legati a procedimento penale in corso”, dice Ianniello.Nell’attuale contesto “il carcere minorile di Bologna si trova a dover fronteggiare una transitoria quanto delicata carenza di organico in quanto sarebbero allo stato almeno venti gli operatori penitenziari addetti alla sicurezza assenti per motivi di malattia. Per questo sono stati anche di recente applicati a Bologna operatori di altre sedi penitenziarie minorili”. In “questa contingenza complessa – sono 43 i ragazzi a oggi presenti – va preservato e rinsaldato ogni sforzo possibile per garantire progetti di intervento educativo rivolti ai ragazzi che sappiano coinvolgerli in modo appropriato e che possano stimolare nella forma più piena il loro senso di responsabilità”, avverte il garante.

“Alcuni dei ragazzi al momento presenti hanno profili di accentuata fragilità per i quali il momento detentivo si configura come fase di transizione nell’attesa che possa essere strutturato un adeguato percorso di cura all’esterno del carcere a opera dei servizi competenti”, aggiunge Ianniello. Che riepiloga poi tutte le attività educative ripartite al Pratello, che “per lunghi mesi avevano subito interruzione”.Inoltre “sul finire dell’anno è stato effettuato il primo laboratorio legato all’importante percorso di programmazione del Quartiere Porto-Saragozza che va nel senso di perseguire con fiducia il continuo rafforzamento del legame tra l’istituto penitenziario minorile ed il territorio affinchè possano generarsi progettualità e opportunità per i ragazzi, sia in relazione alla loro permanenza in carcere sia in riferimento ai percorsi per il loro responsabile reinserimento sociale”, conclude il garante.
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